Pigrizia, come non combatterla

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Cos’è la pigrizia

Siamo stati abitutati dalla società che la pigrizia sia una cosa vergognosa, un difetto atroce.

Ma è davvero così?

E, soprattutto, è sempre stata considerata in questo modo?

Quando lo scrittore Mark Twain arrivò in Italia da turista venne stravolto dai ritmi soavi e dall’indolenza degli abitanti del Belpaese, che smentivano così sfacciatamente il credo calvinista americano, il fordismo, la cieca fiducia nel progresso e nel lavoro.

Lo scrittore non immaginava infatti potesse coesistere una realtà nettamente opposta a quella del Nuovo Mondo, un vivere immerso in una dolcezza e lentezza senza pari.

Si trovava finalmente al cospetto di coloro che avevano sublimato la pigrizia al punto di riuscire a renderla un’arte, molto lontana dalla condizione patologica di pigrizia mentale di cui parlavano gli intellettuali americani.

Il pigro nella realtà post-moderna

La contemplazione, la lentezza, la cura disinteressata del proprio animo, rappresentano ora l’unica liberazione dall’obbligatorio stato di urgenza permanente in cui la realtà post-moderna ci obbliga.

Anche il divertimento è diventato un lavoro durissimo, il libertinaggio di cui scriveva De Sade ha perso la sua vitalità lasciva e trasgressiva ed è divenuto benzina di una industria totalitaria.  

Si è moderni oramai soltanto a questo ritmo bulimico, digestivo e depresso.

Santo riposo

I Salmi suggeriscono di restare in “Santo riposo“. C’è bisogno di ricordare a noi stessi le radici cristiane e greco-romane per poter sopravvivere e resistere in questo putiferio moderno.

Ma l’otium latino non è il semplice far niente, la pigrizia sterile, l’inerzia. E’ un supplemento d’anima, contemplazione attiva, lavorio indispensabile alla sopravvivenza e all’evoluzione del proprio animo.

Siamo vittime di continui attacchi mirati, tentativi serrati di catturare e massacrare la nostra attenzione, che ci lasciano storditi e senza forze come vittime di un’aggressione fisica.

La celebrazione dell’operosità e del lavoro ci rende tristi spettatori e non c’è spazio per raccogliersi in sé stessi, la malinconia oramai è degradata col nome di depressione o apatia. Si parla solo di come vincerla, ma non c’è nessuno ormai che insegni come NON combattere la pigrizia e lasciare che il fluire del mondo si presenti nella sua maestosità.

Perché evitare di combattere la pigrizia

La pigrizia è un chiaro e lucido messaggio da lanciare al mondo, è il “preferirei di no” di Bartleby, l’ultimo modo rimasto per poterci riscoprire e preservare umani.

E un ritorno alla pigrizia non costituisce semplicemente la fuga consolatoria da una realtà complessa che ci tormenta; né si impone come rigetto reazionario del presente: la pigrizia è un esercizio di stile che spinge l’uomo a confrontarsi con un’umanità esemplare e coraggiosa. Ed ecco che il nostro animo scopre la propria vicinanza ai Kafka, ai Don Chisciotte e, soprattutto, all’eroe massimamente pigro Oblomov.
 

Paul Lafargue e il diritto alla pigrizia

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Paul Lafargue avverte la classe dei proletari: il lavoro sfrenato “è la più terribile disgrazia che abbia mai colpito l’umanità”.

Se la pigrizia era stata fino ad allora un rifiuto individuale, diventa la forza rivoluzionaria di tutti i condannati al lavoro forzato, poiché il lavoro non arrichisce tutta la società, ben altrimenti. La fortuna che realizzano certi azionari e oziosi padroni di imprese impoverisce quanti producono queste ricchezze. “Lavorate, lavorate proletari, per accrescere la fortuna sociale con le vostre miserie individuali”, esclama prima di lanciare quest’invocazione:” Oh pigrizia, abbi pietà della nostra lunga miseria! Oh pigrizia, madre delle arti e delle nobili virtù, sia tu il balsamo delle angosce umane!” Con lui la pigrizia non è più madre di tutti i vizi ma virtù politica.

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Manifesto del pigro e dell’indolente

E’ in questa atmosfera di dolce resistenza che nasce La Casa Del Pigro, luogo di ritrovo per le ultime anime romantiche rimaste a questo mondo.

Siamo convinti che sia ancora possibile far sopravvivere alcuni valori, che la bellezza si annidi nella contemplazione paziente della natura e dell’umanità. Perché nessun uomo o donna ha mai goduto correndo.

La pigrizia andò al mercato, filastrocca

La pigrizia andò al mercato
e un cavolo comprò,
mezzogiorno era suonato
quando a casa ritornò.
Mise l’acqua, accese il fuoco
si sedette, riposò.
Ed intanto, a poco a poco,
anche il sole tramontò.
Così, persa ormai la lena,
sola al buio ella restò
e dal letto per la cena
una pizza ella ordinò.

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Pigrizia, come non combatterla
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Come abbandonarsi alla pigrizia senza sensi di colpa. Il pigro rivoluzionario. Paul Lafargue, Mark Twain, la pigrizia andò al mercato.
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