L’Oblomovismo. L’eroe pigro di Gončarov

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Oblomov e l’eroica comicità della pigrizia

L’eroe pigro, il re dei pigri, il tiranno della propria unicità… il nome Oblomov racchiude tutto ciò. Scoperto da Ivan Aleksandrovič Gončarov in chissà quali notti irripetibili, Oblomov è il protagonista di un romanzo dell’Ottocento che presenta l’arte della pigrizia nel modo più sublime. Un’arte nuova e allo stesso tempo antica da cui si è sviluppata una vera e propria filosofia: l’oblomovismo.

Più che un un personaggio, Oblomov è una leggenda della comicità. Avete letto bene, comicità! Infatti non vi sorprenderà scoprire quanto questo romanzo fosse amato, ad esempio, da Massimo Troisi, a suo modo anch’egli un eroe della pigrizia e dell’oblomovismo per altre ragioni.

Un romanzo che non ha bisogno di recensioni

Ebbene, il romanzo in questione non ha bisogno di essere recensito e, grazie a Dio, non ha neanche una trama da esporre.

Proviamo a riassumerne, piuttosto, lo spirito che anima il Gigante della pigrizia e introduciamo la figura di un “tipo umano“, certamente pigro, ma che i critici hanno sovente frainteso affibbiandogli tratti tragici. Al contrario, l’oblomovismo è un pensiero della letizia e della grazia che ripudia il risentimento.

“E’ un tristo figuro! Un rappresentante della decadenza della Russia zarista!”. Sciocchezze. Oblomovir?t=pigro 21&l=am2&o=29&a=8804675853 - L'Oblomovismo. L'eroe pigro di Gončarov non è una figura negativa: è necessario immaginare Oblomov sereno per capire la portata di questo capolavoro della letteratura pigra.

La pigrizia di Oblomov

La pigrizia è un divano letto sfatto, lenzuola finemente ricamate ma inodori, una stanza impolverata abbandonata a se stessa, un appartamento immerso nell’incuria dove un signore in vestaglia sogna nient’altro che la semplicità della vita. Da essa Oblomov non pretende nulla, non vuole comprenderla.

Lui, a differenza di tanti meschini, la sua vita non desidera affatto migliorarla. Perché mai sgomitare per un posticino in società? Il vivere, per lui, è una sinecura. Perché mai accaparrarsi una promozione? All’oblomovismo, infatti, non appartengono oneri sociali, lavorativi e affettivi.

Oblomov è immune da de-pressioni. L’eroe dell’oblomovismo fluttua leggero dentro la camera socialmente anecoica, rifiuta senza ripensamenti gli inviti a passeggiate, le cene in compagnia, i divertimenti di ogni forma.

Un uomo di trentadue-trentatre anni…

“Era questi un uomo di trentadue-trentatre anni, di media statura, di aspetto piacevole, con occhi grigio-scuri, ma nei tratti del volto privo di qualsiasi idea determinata, di qualsiasi concentrazione. Il pensiero passeggiava come un libero uccello sul suo viso, svolazzava negli occhi, si posava sulle labbra, semiaperte, si nascondeva nelle rughe della fronte, poi scompariva, e allora su tutto il volto si accendeva l’uniforme colore dell’indolenza. Dal volto l’indolenza passava alle pose di tutto il corpo, perfino alle pieghe della veste da camera. In qualche momento lo sguardo si oscurava in una espressione come di stanchezza o di noia; ma né la stanchezza, né la noia potevano, sia pure per un minuto, cacciare dal suo viso la mollezza, che era l’espressione fondamentale e dominante non soltanto del viso, ma di tutta l’anima; e l’anima luccicava così apertamente e chiaramente negli occhi, nel sorriso, in ogni movimento della testa, della testa!” (I.A. Gončarov, Einaudi, Torino 2000)

Una vita estatica

oblomov artwork - L'Oblomovismo. L'eroe pigro di GončarovIlluminandosi di pigrizia e avvolgendo il corpo tutto nella meditazione spensierata, Oblomov conduce una vita estatica, sorprendentemente ben congegnata.

Il pigro Oblomov ama il divano e i cuscini, le piccole comodità di cui si circonda compongono un paesaggio mitico, imperturbabile.

Nel mondo pigro di Oblomov non c’è spazio per la cultura o il sapere; i libri rimangono intonsi, la Storia non produce clamori e la coscienza si addormenta soave tra le braccia di un pensieroso silenzio.

L’oblomovismo radicale

In un certo senso, l’oblomovismo è l’eleganza dell’abbandono. Sì, perché il pigro Oblomov, eroe di un’epoca indefinibile, è un uomo che se ne frega di tutto. Se ne frega degli averi e delle amanti, dei diritti e dei doveri, delle aspettative e dei progetti.

In una San Pietroburgo letteraria, vivace e forse inesistente, il pigro Oblomov non bada a spese o a risparmi, sebbene la gestione del patrimonio e le incertezze della rendita gli procurino a volte lampi impercettibili di preoccupazione.

In fondo, per un pigro assoluto quale Oblomov, persino la morte è una stupidaggine: egli conosce la verità, sa che la morte non esiste!

La pratica della vita

“Oblomov non aveva rimproveri da farsi per la pratica della vita: nessuna macchia, nessun rimprovero di aver agito per freddo, calcolato cinismo, senza entusiasmo e senza lotta” (pag.268)

Dalle finestre di una pigra dimora non entrano sole, neve, caldo, freddo… la pigrizia non conosce stagioni, o meglio, la pigrizia non ammazza il tempo ma lo rifiuta.

Quando si diventa pigri si è liberi di contemplare l’illusione dell’eternità. Gli eroi della pigrizia amano il destino con naturalezza, senza forzature e sprovvisti di quelle costrittive convenzioni di cui si lagnano le altre persone.

Il mite-fantasma

E’ Giorgio Manganelli a definire Oblomov un “mite-fantasma“, eroico in quanto simbolo di una presenza che sembra coincidere con la vita stessa. Il pigro Oblomov è fantasmatico, è magico: scompare e riappare a suo piacimento.

Pertanto, non dovremmo considerare i fantasmi come delle presenze inquietanti: d’altronde l’epiteto di Casper è The Friendly Ghost, e   per un pigro non è insolito ritenere amichevoli anche i fantasmi.

Per di più, la vita di un pigro non è isolata e non presuppone l’esclusione preventiva degli altri. Poco importa a Oblomov che gli amici gli facciano visita e che lo trovino ancora in pigiama. Ci pare di ascoltarlo esclamare sottovoce: “accorrete in massa, tanto io non sono qui”.

Il pigrone di Goncarov

Il pigro non c’è ma vola precipitoso giù per le valli di un’allegria immotivata, oppure plana nel cielo alimentato dalla sua stessa leggerezza perché le anime pigre non sono sottoposte alle leggi della gravità.

Sorge il sospetto che vi sia in Oblomov una segreta soddisfazione nel mostrarsi svogliatamente ospitale con coloro che frequentano il suo universo fatto di mitezza e gioco.

Oblomov si concede alle visite dei vecchi amici le quali si svolgono come pellegrinaggi presso un santuario della libertà. Il tempio della pigrizia è la scuola dedita all’apprendimento dell’oblomovismo, una religione che professa la inusuale devozione al disimpegno, il culto di un’esistenza senza contrasti.

Nella casa del pigro non abita il potere. Il trattamento che Oblomov riserva alla servitù è tutto sommato indulgente. Anzi, il servo vive in piena complicità col padrone partecipando allo svago e ai privilegi dello stesso Oblomov. Essi sono in effetti compagni d’avventura, fratelli nell’eterna vacanza concessa dalla pigrizia.

Oblomov e le donne

E c’è spazio anche per l’amore nell’oblomovismo, a condizione che l’incontro con una donna avvenga così, per caso, senza nulla a pretendere.

Le donne sono mobili e comparse accidentali nell’esistenza di un pigro. Troppa calma regna in Oblomov per arrischiarsi fra i rivoli scivolosi di un amor fou.  Nulla può smuovere l’apatia innata di Oblomov poiché il desiderio che egli riversa sul mondo è inesauribile, impossibile da arginare. Certo, incontrare la bellezza algida e tipicamente slava di Ol’ga plagerebbe chiunque, anche l’uomo più coriaceo dell’universo. Ma Oblomov non è capace di amare con parzialità. Legarsi a una sola donna, a un solo ente del cosmo comporta un’inesorabile malattia: lo spegnimento della luminescenza di Oblomov.

E soprattutto Oblomov non ama compiacere il prossimo, benché meno una ragazza come Ol’ga, per quanto graziosa e attraente. La grandezza è ben visibile quando il protagonista ripudia l’esibizionismo, la civetteria implicita del sociale e della socievolezza. Guardando la seguente scena tratta da una trasposizione cinematografica di Oblomov, possiamo ammirare l’atteggiamento schivo di chi è deciso a non partecipare al giochino sociologico delle parti.

Oblomovismo freudiano

Oblomov 1200x650 - L'Oblomovismo. L'eroe pigro di GončarovMai spalleggiare i capricci di una diva mancata e, per di più, casta! Il punto per il nostro pigrone russo non è, per dirla con Freud, “esagerare la differenza di una donna rispetto alle altre”. Al contrario, la natura unica di Oblomov esagera la differenza in sé poiché soggetto destinato all’esaltazione della vita: pur stando nell’immobilità, Oblomov è espressione della vita nella molteplicità.  Dinanzi all’eroe di Goncarov, quindi, vi sono due scelte: o tutto o niente. Presto detto, meglio il vuoto statico ma potente della pigrizia.

“Malinconia, notti insonni, lacrime dolci e amare: egli non conosce nulla di tutto ciò. Siede e fuma, guarda com’ella cuce, talvolta dice qualche o non dice niente, ma intanto ha l’animo tranquillo, non ha bisogno di nulla, non ha voglia di andare in nessun luogo, come se qui avesse tutto. E in lui non nascono desideri d’amor proprio, impulsi, aspirazioni ad azioni eroiche, tormentose sofferenze perché il tempo passa e le sue forze periscono e non ha fatto nulla, né di male né di bene, ed è ozioso e non vive, ma vegeta. Pare che una mano invisibile l’abbia trapiantato, come una pianta preziosa, al riparo dal calore e dalla pioggia, e lo curi e vezzeggi”. (p.381)

Datemi l’uomo!

Infine, l’imperturbabilità di un pigro non significa incapacità di compiere balzi virtuosi verso la vita. C’è pur sempre un’energia sotterranea che pulsa immacolata nel fondo di un’umanità preziosa perché non corrotta dalle vicende insulse della mondanità.

Lo dimostra un dialogo dove il nostro eroe pigro mette a tacere un aspirante scrittore intenzionato a scrivere un’ opera in cui si giudicano medici, avvocati, commercianti, puttane, mendicanti e tutte quelle maschere che affollano la società civile.

E’ infame criticare la società, volerla modificare. Almeno nell’arte, per Dio, esentateci dai patti e dalle obbligazioni sociali, regalateci un angolino nel quale il sogno di Oblomov possa avverarsi.

Il compito di un artista ce lo rivela con efficace il re della pigrizia , gridando al mondo e allo scrittore (chissà, forse supplicando gli Dei) “Datemi l’uomo!“. Ebbene, il romanzo di Goncarov non soltanto depura la pigrizia da un’onta sociale che continuamente la infanga, ma assolve il pigro dai suoi peccati e del pigro ne rilancia il profilo poetico, la statura etica.

Per queste e per mille altre ragioni, Oblomov il Pigro è un romanzo che non permette giustificazioni. A esso va riservato un posto d’onore nelle biblioteche di tutti coloro che abbiano conservato un minimo di umanità. Non perdere tempo e dai un’occhiata al libro su Amazon.

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Summary
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Article Name
Oblomov e l'oblomovismo, un romanzo del pigrone Ivan Aleksandrovič Gončarov
Description
Oblomov è l'eroe pigrissimo, protagonista di un romanzo dell'Ottocento.
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Publisher Name
La Casa Del Pigro
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