l'Ozio è il padre della Felicità

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    Guida pigra al bastone da passeggio

    guida bastone da passeggio - Guida pigra al bastone da passeggio

    Il bastone da passeggio è uno dei simboli del pigro, dell’ozioso, del dandy.
    Finita l’epoca dei guerrieri, verso la fine del 700, era necessario un accessorio che ricordasse la forma della spada, per prenderne il posto in quanto simbolo di virilità, ma con intenzioni ben più pacifiche. Ecco che nacque quindi la moda del bastone per passeggiare.

    Con ogni probabilità i primi ad utilizzare il bastone come segno distintivo e di appartenenza furono i rampolli delle nobili famiglie inglesi che appartenevano all’esclusivo club “Macaroni“, fondato nel 1772.

    Accessorio per poeti

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    Majakovskij, il poeta rivoluzionario russo dalla vita turbolenta, lo voleva sempre con sé, non lo abbandonava nemmeno sulla spiaggia.

    Filippo de Pisis, nel suo trattato sull’eleganza, raccomanda “cautela, gusto e acume nella scelta“, oltre a reputare indispensabili “finezza e buon gusto“, dicendo che l’eleganza vera “molto consiste nella originalità, ma bisogna andar cauti”.

    Oscar Wilde era un altro grande appassionato di quest’oggetto, che possedeva in tantissimi esemplari, dalle fogge più sottili e leggere, fino a quelle più grosse e imponenti, tempestate di gioielli preziosi, di cui fu fanatico collezionista anche Balzac.

    Wilde una volta disse a un suo amico di non riuscire più a ritrovare il suo amato bastone da passeggio, sostenendo glielo avessero rubato, cominciò a narrare quindi nei dettagli le disavventure e peripezie che lo sfortunato bastone aveva subito dopo il furto.
    Ma l’amico lo riprese riconoscendo l’oggetto della narrazione in un angolo della stanza dello scrittore inglese: “Ma, Mr Wilde, il suo bastone è lì vicino al camino!”. Al che Wilde rispose imperturbabile e per nulla sorpreso: “…Ah, sì, certo.”.

    Ultimamente questo elegante accessorio è ritornato alla moda tra intellettuali e hipster. Resta un oggetto di grande fascino,
    Uno degli ultimi vip a usarlo in Italia è stato Funari, dalla personalità originale ed eccentrica, lo brandiva come segno distintivo.

    Come scegliere il bastone da passeggio

    L’impugnatura
    Per prima cosa è importante considerare l’impugnatura, che deve garantire una presa sicura e ferma, dato che ci si poggerà spesso l’intero corpo. Sono disponibili molte impugnature in materiali diversi come avorio, mogano, ossi di balena, eccetera. Bisogna sempre tenere conto l’ergonomicità della presa. Una bella impugnatura che non garantisce comodità alla mano deve essere immediatamente scartata.

    C’è da considerare che esistono modelli di bastone da passeggio pensati per la mano destra ed altri invece per la mano sinistra. Può sembrare un dettaglio da niente, invece è da considerare.

    Il fusto
    Il fusto è la parte fondamentale di questi oggetti, deve essere infatti molto resistente ma allo stesso tempo gradevole alla vista.
    Esistono bastoni di vario tipo. Ad esempio quelli XXL, pensati per sopportare pesi intorno ai 150kg, ci sono i bastoni di alluminio, leggermente meno resistenti, quelli di carbonio, che tendono ad essere più pieghevoli e regolabili, ma a mio parere meno eleganti.

    Il puntale
    E’ l’estremità del nostro bastone, di solito costruita in materiale antiscivolo. Questo va periodicamente sostituito se si desidera usare il bastone con frequenza.

    Come stabilire la giusta altezza del bastone da passeggio

    I bastoni normalmente sono venduti ad un’altezza di fabbricazione base di circa 91-92 centimetri. A meno che l’altezza di chi lo usa non superi i 182cm, è sempre opportuno accorciarlo debitamente prima di utilizzarlo, per evitare posture scorrette e scomode.
    La lunghezza del bastone non è da scegliere in base alla propria preferenza personale, ma alla forma e lunghezza del proprio corpo, per adattarsi ergonomicamente alla camminata e favorire un ottimale comfort.

    Nel caso il bastone venga usato non come vezzo estetico bensì come sostegno per effettivi problemi di mobilità, deve venire impugnato dal lato opposto rispetto alla gamba che presenta problemi di funzionalità.
    La lunghezza corretta del bastone è approssimativamente la metà dell’altezza (indossando le scarpe) di chi lo utilizza.
    Per misurare la lunghezza del bastone partite dal punto più alto del manico fino al bordo in gomma.

    Dove comprare un bastone da passeggio?

    Ci sono molti negozi in cui si possono trovare i bastoni da passeggio, ma ho trovato buone offerte e una discreta scelta su amazon.
    Come ad esempio:

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    Ecco il modello classico di bastone da passeggio, semplice quanto elegante.

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    un altro classico dal manico arrotondato.

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    ecco un modello elegantissimo dall’artigiano Roberto Cavagnini

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    questo è per chi invece considera il bastone da passeggio uno status symbol e vuole un accessorio glorioso ed elegante da sfoggiare per strada o in occasioni galanti.

     

    Storia dei bastoni da passeggio

    Il bastone da passeggio nacque come accessorio per pastori e viaggiatori.
    Un bel bastone robusto era un’eccellente difesa contro i malfattori e allo stesso tempo serviva per tenere gli animali in riga. Nel corso del tempo, il bastone da passeggio cominciò via via a identificare un simbolo di potere e status sociale, ma anche di autorità e prestigio.

    I regnanti di molte culture del passato e del presente hanno sfoggiato qualche tipo di bastone da passeggio. I faraoni egizi portavano in giro bastoni lunghissimi che erano spesso ornati con il fiore di loto, simbolo di lunga vita. Anche gli antichi dei greci erano spesso raffigurati con un bastone in mano.

    Nel Medio Evo in Europa uno scettro nella mano destra era simbolo di potere reale, mentre nella mano sinistra rappresentava la giustizia.
    Anche la chiesa cominciò a usare bastoni associati ai ruoli di potere più alti.
    Un bastone ricurvo con un uncino all’estremità era imbracciato dal vescovo che lo vedeva come simbolico pastore della sua congregazione. Il gancio rappresentava la connessione solida e imperturbabile del vescovo alla sua chiesa .

    Nel 16esimo secolo il bamboo e altre piante e canne tropicali cominciarono ad essere utilizzate per la produzione di bastoni da passeggio.

    I bastoni erano fatti in avorio, ossa di balena, ebano e altri legni pregiati. Le canne sono state fatte da Malacca o rattan, bambù e altre canne dure. Le canne di qualità dicevano molto della ricchezza e dello status sociale di una persona.

    Dopo il 1600, i bastoni da passeggio divennero alla moda tra gli uomini, da portare come parte del loro outfit quotidiano. Nuove regole di etichetta vennero ideate per adeguarsi a questa popolare tendenza.
    Nel 1702 agli uomini di Londra si richiedeva una speciale licenza per poter sfoggiare all’aperto un bastone da passeggio, pensate un po’. Era considerato infatti un privilegio, un gentleman rispettabile avrebbe dovuto adeguarsi a queste regole, altrimenti avrebbe perso questo l’ambito privilegio di poterne detenere l’uso.

    Un’esempio di licenza di bastone riporta così: Il portatore di questo bastone viene autorizzato a girare e rigirare per le strade di Londra, o in qualunque posto a 10 miglia massime dalla città. Senza importunare o molestare passante alcuno. A patto che non cammini tenendolo sotto il braccio, brandendo nell’aria o tenendolo appeso a un bottone del calzone, in questo caso la presente licenza verrebbe immediatamente revocata. E si autorizzo chiunque sia testimone di un uso improprio del bastone a revocare la stessa.

    Nel tardo secolo 17esimo, si girava con bastoni di quercia, specialmente di moda tra i puritani. La moda continuò fino al 18esimo secolo. Cominciarono a vedersi anche le prime donne che lo sfoggiavano.

    Nel 11esimo secolo, in Francia, le donne portavano con loro dei piccoli e snelli bastoncini fatti di legno di melo. Questi bastoncini tornarono alla moda durante il regno di Maria Antonietta, che fu ricordata per tenere con se un bastone da pastore.

    Negli Stati Uniti, i presidenti spesso erano visti sfoggiare differenti tipi di bastoni da passeggio, che ricevevano anche come prestigioso dono.

    La storia del bastone per ciechi
    Il bastone bianco per ciechi è uno strumento di indipendenza e simbolo delle persone non vedenti. Le origini di quest’oggetto sono rintracciabili nel tempo tra le due Grandi Guerre. James Biggs sostiene di averlo inventato a Bristol nel 1921.
    Dopo aver perso la sua vista e sentendosi minacciato dal traffico vicino casa, decise di dipingere il suo bastone da passeggio classico di bianco, perché diventasse più visibile per i guidatori. Dieci anni più tardi, nel Febbraio del 1931, Guilly d’Herbemont diede vita un movimento per il bastone bianco per ciechi francesi. Nel Maggio dello stesso anno la British Broadcasting Company suggerì che questo diventasse universalmente il simbolo delle persone non vedenti e promosse una campagna a favore di questa tesi.

    Dopo la seconda guerra mondiale, una grande modifica venne apportata al modo in cui venivano usati i bastoni per ciechi.
    Il dottor Richard Hoover sviluppò il metodo “long cane” di viaggio come metodo per aiutare i veterani di guerra tornati ciechi in patria a reinserirsi nella normale routine quotidiana.

    In conclusione

    Il bastone da passeggio è un oggetto davvero elegante e utile, noi di Casa Del Pigro abbiamo anche una sottile anima dandy, e ci fa sempre piacere incrociare per strada un gentleman che lo sa sfoggiare con disinvoltura.

    I frenetici tempi moderni stanno eliminando questi piccoli momenti di bellezza quotidiana, obbligando le persone all’uso di smartphone ed aggeggi pragmaticamente utili e senz’anima.

    A noi piace celebrare la bellezza degli oggetti apparentemente inutili che preservano una certa poesia e magia.
    Intendiamo quindi dichiarare da oggi il bastone da passeggio come l’arma ufficiale dell’armata dei pigri. Lo scettro dell’ozioso.

    Imbracciate i vostri bastoni miei cari pigri, comincia la rivoluzione!

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    Come vivere con leggerezza, le 6 regole

    leggerezza - Come vivere con leggerezza, le 6 regole

    “Qualunque cosa il momento presente contenga, accettalo come se lo avessi scelto tu.”
    Eckhart Tolle

    Salve cari pigri,
    oggi vi suggerirò alcuni piccolissimi accorgimenti, dei leggeri cambiamenti che potrete apportare al vostro modo di pensare per compiere un passo in avanti nella vostra vita.

    Il segreto di base è semplice: basta pensare che niente di quello che succede sia giusto o sbagliato. Smettere di giudicare, smettere di avere delle aspettative.

    Semplicissimo, no?

    Prendere la vita come viene

    Schermata 2017 10 29 alle 19.23.37 - Come vivere con leggerezza, le 6 regole

    Occorre un piccolo cambiamento – tutto quello che devi fare è ripeterti “Quello che è successo non è giusto né sbagliato, è semplicemente così”. E’ piccolo, ma richiede molta pratica, e può rivoluzionare il tuo modo di vivere la vita.

    Perché?

    Perché con questo piccolo cambiamento, non sarai più sballottato dalla vita sopra e sotto come un manichino, dipendendo dalle cose buone o cattive che ti capitano, o dalle azioni giuste o sbagliate della gente intorno a te (se mai esistessero cose giuste o sbagliate in assoluto).
    Imparerai ad accettare gli eventi per come arrivano, e a muoverti nell’esistenza in piena coscienza di te.

    Non aspetterai che ti accadano cose buone, o cattive, ma semplicemente le prenderai così per ciò che sono, sereno, qualunque cosa capiti. Ciò significa che non sarai mai più scontento o arrabbiato.

    “Quando le persone vedono certe cose come belle,
    altre diventano brutte.
    Quando le persone vedono alcune altre cose buone,
    altre diventano cattive.”
    Lao Tzu

    Un piccolo esercizio per vivere con leggerezza

    Pensa di qualcosa di buono che ti è capitato recentemente, e come la tua mente ne ha gioito e ne è stata toccata positivamente. Ora pensa a qualcosa di negativo che ti è successo, e di come questa ti ha condizionato mentalmente.

    Adesso prova per un momento a immaginare per qualche secondo che nessuno evento accaduto è stato buono in senso assoluto, e tantomeno cattivo. Semplicemente è capitato, è esistito.

    Quando smetti di giudicare le cose come buone o cattive, non sei più confinato dalle emozioni che si porta dietro questo giudizio, e puoi vivere leggero, più libero.
    Impari come vivere con leggerezza.

    Niente è buono o cattivo

    Schermata 2017 10 29 alle 19.19.57 - Come vivere con leggerezza, le 6 regoleAmleto disse, “Non c’è niente di buono o cattivo, pensarci su lo rende tale”

    Aveva ragione.

    Schopenhauer diceva che il mondo è la nostra rappresentazione.

    Senza la mente umana a registrarle, le cose semplicemente accadono, e non sono buone o cattive. E’ solo quando applichiamo il filtro del nostro giudizio che cominciamo a dividerle in brutte o belle, positive o negative.

    Un quadro è brutto solo quando noi lo percepiamo tale. I bambini sono cattivi solo quando non ci piacciono le loro azioni. La vita fa schifo quando noi la giudichiamo così.

    E per quanto riguarda le tragedie terribili, come la peste o gli tsunami o l’Olocausto? Quelle sono cose cattive, no?

    Certo, tramite la lente di giudizio che siamo abituati ad avere crescendo sono terribili. Ma ancora, rimuovendo il giudizio… sono cose semplicemente accadute.

    Lo so che all’inizio è difficile cominciare a pensarla così, non chiedo di rimuovere tutti i tuoi filtri morali e di infischiartene di quello che capita intorno, assolutamente. Ma soltanto di relativizzare ciò che accade, e ciò che è accaduto ad altri.

    La morte la crudeltà ci renderanno probabilmente tristi in ogni circostanza, ma sono cose che sono sempre successe e sempre continueranno a succedere, che ci piaccia o no.

    L’olocausto che apre gli occhi

    Il sopravvissuto all’Olocausto Victor Frankl scrisse di una donna che come lui passò le pene dell’inferno da vittima di un campo di concentramento, ma che alla fine fu contenta dell’esperienza, nonostante le incredibili sofferenze subite, le aveva aperto gli occhi. L’aveva transformata. Non sto dicendo che siccome l’Olocausto aprì gli occhi a questa signora significa che fu una cosa bella, ma possiamo semplicemente pensarla come una cosa che è successa, punto.

    Chiudiamo la porta al giudizio.

    Questo serve di lezione, da tenere presente in questi tempi di odio politico, in cui fa comodo incolpare immigrati e minoranze di tutte i problemi della società.

    Ci sono altre tragedie che accadono ma non sono necessariamente negative. Sono perdite devastanti, senza ombra di dubbio, ma nella vita ci sono sempre delle perdite, le persone nascono per morire. E’ la maniera in cui le giudichiamo che determina la nostra reazione, e determina se siamo o meno in grado di affrontare la situazione in modo sano, e vivere la vita con leggerezza.

    Impara ad accettare la vita come viene, abbandona le aspettative

    La seconda parte di questo cambiamento esistenziale è molto piccola ma altrettanto importante: bisogna abbandonare le aspettative sulla vita. Attenzione, non si tratta di abbassarle, ma eliminarle di sana pianta.

    Pensaci: quando abbiamo delle aspettative, e le cose non vanno come ci aspettiamo (il che succede abbastanza di frequente, dato che non siamo degli indovini o dei maghi), ci capita di essere delusi e frustrati. Sono le nostre aspettative che ci forzano a giudicare se una cosa è buona o cattiva.

    Quando ci aspettiamo qualcosa da un amico, un collega, un membro della nostra famiglia, un partner, e questi non rispondo le nostre aspettative, ci capita di arrabbiarci e prendercela con loro. Ci provoca rabbia.
    Ma se non avessimo aspettative, le loro azioni non potrebbero apparirci né buone né cattive, semplicemente azioni. Potremmo accettarle senza frustrazione, rabbia o tristezza.

    Cosa succederebbe se tu andassi in vacanza, in un posto verso il cui hai grandissime aspettative, e si rivelasse molto diverso da come te lo immaginavi? Saresti molto deluso, anche se non è colpa del posto – il posto è semplicemente lì, inanimato, indipendente da te. Sono le aspettative in questione le colpevoli di questa tua delusione.

    Quando la gente ci fa arrabbiare, non è colpa loro. Loro sono semplicemente quello che sono. Le tue aspettative nei loro riguardi le rivestono di una maschera che tu vorresti attribuirgli.

    Perché cambiare

    Ma perché dovremmo fare questo cambiamento? Perché smettere di giudicare? Perché smettere di avere aspettative?

    Perché i giudizi ci impediscono di capire, e rovinano la nostra felicità. Quando giudichiamo, non stiamo cercando di capire – siamo già giunti a una conclusione. Come se questa fosse scritta nella pietra.
    Se smettiamo di giudicare, ci concediamo la possibilità di capire, e quindi possiamo intraprendere delle azioni molto più intelligenti, perché partiamo meglio informati dalla nostra comprensione a cuor leggero.

    Giudicare ci rende infelici. Avere aspettative ci rende infelici.

    Quando ci lasciamo i giudizi dietro, possiamo vivere nel momento, prendendo le cose che arrivano come né buone né cattive, ma semplicemente per ciò che sono. Possiamo smettere di rovinare la nostra felicità con il pensiero, e cominciare invece a vivere per davvero.

    Come vivere con leggerezza, la guida

    Quindi come cominciamo a vivere con leggerezza? A piccoli passi, come sempre si muovono i pigri saggi.

    1. Per prima cosa, comincia con l’essere più consapevole. Lungo il corso del giorno, prendi nota di tutte le volte che ti capita di fare giudizi, specie quelli più avventati, annotia anche le tue aspettative, e tutte le volte che gli eventi le tradiscono. Con il tempo cominciai a notare queste cose sempre di più, e diventerai sempre più consapevole di questo tipo di pensieri dannosi.

    2. Come secondo passo, fermati ogni volta che noti che sta per nascere un giudizio o un’aspettativa. Prendi un respiro. Quindi dici a te stesso, “Nessuna aspettative, non esiste il bene, non esiste il male.” Ripetilo, lascia andare via i giudizi e le aspettative.

    3. Cerca di vedere le cose per ciò che sono, e di comprenderle. Sii curioso di perché le cose sono come sono, perché la gente si comporta in un certo modo. Investiga, empatizza, cerca di metterti nelle scarpe di altre persone. Vedi la tua vita complessivamente, allontanati dal foglio di carta, e cerca di osservarlo da fuori, senza i filtri contingenti di giudizi e aspettative.

    4. Prendi le cose come vengono. Vivile, nel momento. Reagisci appropriatamente, senza esagerare le tue reazioni, perché le cose non sono andate come speravi o volevi. Non puoi controllare la vita, o gli altri, ma puoi controllare il modo in cui reagisci.

    5. Quindi accetta tutto. Quando le cose accadono, capisci perché sono successe, senza giudicare, e accettale per come sono. Accetta la gente per ciò che è, accetta te stesso senza giudicarti. Questo richiederà molta pratica. Ma non spaventarti. Sii paziente.

    6. Alla fine, sii consapevole che il momento presente, così com’è, contiene anche infinite possibilità. E queste possibilità sono aperte una volta che le cose ti si mostrano per quelle che sono.

    In conclusione

    Spero che questo breve articolo ti abbia insegnato qualcosa su come vivere la vita con leggerezza.

    Essere pigri non significa stare tutto il giorno nel letto a guardare il soffitto, ma essere saggi ed affrontare la vita come delle piume, coltivare le proprie ambizioni ma adattandole a ciò che capita. Vivere sereni, non lasciarsi confondere dagli eventi, specie in un mondo così caotico come quello attuale.

    Buona vita amici pigri!

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    Patate nella posta, un’intervista pigra

    intervista - Patate nella posta, un'intervista pigra

    L’intervista pigra ad Adrian Nantchev

    Per concedersi il lusso di essere pigri bisogna lavorare sodo

    [Click here to go straight to the english version of the interview]

    Noi di Casa Del Pigro abbiamo deciso, per cominciare la nostra rassegna di interviste, di partire con un imprenditore pigro inglese: Adrian Nantchev, che ha lanciato tre anni fa un curioso business di invio postale di messaggi scritti su patate.

    potatobanner - Patate nella posta, un'intervista pigraAd esempio, se glielo richiedete, invierà a casa della vostra ragazza una patata, sì, proprio un tubero, con su scritto a pennarello nero I LOVE YOU, TI AMO, o quello che vi pare. Non è uno scherzo, il servizio esiste davvero ed è molto popolare in Inghilterra.

    Ammiriamo chi riesce a creare un business partendo da un’idea semplice che porti però grandi risultati con il minimo sforzo. Il pigro cerca di far lavorare le proprie idee al suo posto, per tenersi libero di immaginarne delle nuove. In un circolo virtuoso di gioia.

    Photo 1 closer.JPG - Patate nella posta, un'intervista pigra
    Adrian Nantchev, fondatore di Potato in the post

    CDP: Ciao Adrian, innanzitutto dicci com’è partita l’idea di potato in the post.

    Stavo leggendo il libro Contagious di Jonah Berger. Che tra le tante cose spiega come creare un prodotto che si possa diffondere tramite il passaparola.
    Contemporaneamente in quei giorni vidi l’idea originale di inviare patate per posta da un sito americano che era diventato virale in quel momento.
    Ho combinato le due cose e boom! Un’idea di business. In quel momento è stato un lampo di genio.
    Nel libro c’è il principo di isolamento, ovvero: se c’è qualcosa di inaspettato durante il giorno sarà molto più facile per noi ricordarla, rompe il pattern dell’abituale.
    Se ti arriva una patata nella casella della posta, rompe il tuo pattern quotidiano di normalità, era quindi un’ottima idea!

    Ho migliorato alcuni degli aspetti dell’idea originale, ad esempio il nome, ho pensato a quale fosse la cosa più diretta, che potesse finire sulla punta della lingua di chiunque. Cosa direbbe una persona su un bus a un proprio amico dopo aver ricevuto una patata per posta?
    Stamattina “I got a potato in the post”… Ecco ciò che gli direbbe, era quindi il marchio perfetto ed ovvio da adottare, il più naturale, il più memorabile.

    CDP: Una delle difficoltà di internet attualmente, data la forte saturazione, sembra essere quella di sgomitare per farsi notare, come hai fatto per diffondere il tuo business?

    Be’, come prima cosa sono andato su Google UK e ho cercato 20 indirizzi completamente random nel regno unito e ho inviato a casa di queste ignare persone un messaggio universale come “I love you” o “I miss you so much”, quello ha dato i primi effetti. Poi ho contattato piccole radio locali, inviando anche a loro delle patate. Poi altre dirette alle fan-mail boxes di alcuni youtuber famosi.
    Ma il punto di svolta è stato quando ad un evento a Birmingham ho conosciuto un ragazzo che mi ha chiesto di inviare una patata alla sua fidanzata per il compleanno, lei ha postato una foto della patata su instagram, e credo che sia stata questa la vera scintilla che ha fatto partire il passaparola del prodotto.

    CDP: Su cosa ti stai concentrando adesso?

    Mi sto lentamente muovendo dall’idea di potato in the post, perché alla fine richiede troppo impegno quotidiano. Sono orientato per il futuro su qualcosa che mi permetta di fare solo una volta il lavoro duro e di godermi i risultati nel tempo, senza uno sforzo continuo.

    Il business delle patate per me è già vecchio, risale a due anni fa, certo è un’ottima idea che mi ha dato grandi soddisfazioni, ma richiede anche moltissimo lavoro per essere portata avanti. Ritengo sia giunto il momento di passare a una forma di business più efficiente.

    In questo mondo non è importante quello che sai, chi conosci, ma chi conosce te. Devi creare un brand.
    Se creo contenuti adesso, e li condivido sui social, tra qualche anno avrò i risultati, perché le persone li scopriranno prima o poi e le opportunità e le possibilità mi ritorneranno indietro.

    Tutti sono andati all’università, ma non sanno che farsene di quello che hanno imparato, io gli spiego come far diventare le loro competenze un business.
    Ho scritto varii libri a riguardo, mi piace creare contenuti di continuo da veicolare alla gente, e attendere il guadagno in futuro.
    Se metti qualcosa nel mondo puoi dare vita a delle conseguenze, a un momentum, si basa tutto sul lanciare cose nel mondo e ad un certo punto essere trovati.

    CDP: Quali sono stati i tuoi tentativi di business precedenti?

    Prima di questo avevo avviato un sito di e-commerce di keys per videogiochi, in cui facevo anche podcast con interviste agli sviluppatori. Dopo un po’ di tempo avevo però già perso interesse nella cosa, il business non è mai decollato.

    Ho avuto molte distrazioni, perché cercavo di fare troppe cose allo stesso tempo, non mi focalizzavo su niente in particolare, e ho scoperto che è un errore non concentrarsi su di una cosa specifica e massimizzare quindi i propri sforzi.

    C’è bisogno di focus e disciplina.
    Fai il lavoro un’unica volta e lascia che questo ti ripaghi per sempre.

    Io credo nel lavorare un po’ ogni giorno ed aggiungere un piccolo miglioramento alla volta, in modo che di qui ad un anno questi andandosi a sommare faranno di me una persona completamente diversa, con più esperienza e saggezza.
    Si può ottenere in un anno con la disciplina molto più di quanto altri facciano in 5 anni o in una vita intera.

    Voglio avere accesso e non proprietà della tecnologia in questione.
    Perché la proprietà implica responsabilità e quindi parecchio rischio.
    Avendo accesso ad altre piattaforme, usando le tecnologie altrui per distribuire il tuo lavoro, ad esempio Amazon print-on-demand, youtube, eccetera, non ti prendi carico della responsabilità di mantenimento di questi mezzi, ma puoi usufruire del loro incredibile potenziale.

    CDP: Certo ma non credi che anche questo comporti dei rischi? In quanto non puoi avere un controllo diretto ad esempio di Facebook, non puoi sapere se chiuderà, se cambierà algoritmo, con l’adpocalypse di youtube ad esempio molti youtuber si sono trovati di colpo a terra senza più guadagni.

    Sì certo, c’è anche quel rischio, ma ammesso che dei colossi come youtube e facebook chiudano da un giorno all’altro, ci saranno sempre piattaforme alternative o anche nuove che giungeranno a prenderne il posto. Una soluzione a questo può essere avere una solida mailing list, che permette di informare direttamente e quando si desidera le persone interessate.

    CDP: Quando hai cominciato a capire che volevi diventare imprenditore di te stesso?

    Le persone perdono la propria curiosità dal momento che cominciano a diventare adulti.
    Un giorno, dopo aver finito l’università, ho cominciato guardare online dei videocorsi su coursera e c’era questo corso di finanza gratis, ho cominciato a seguirlo, poi sono passato a un altro corso di storia americana, e poi un altro di automazione robotica. Ho cominciato a collegare le cose che imparavo in questo momento e ho pensato che sarebbe stata una buona idea riflettere sul mio futuro.

    Mi sono chiesto, entro 20 anni da questo giorno, se dovessi lavorare da impiegato, quali sarebbero stati i miei rimorsi più grandi, e mi sono risposto che non sarebbe stato sostenibile.

    Niente di male nell’avere un lavoro da dipendente, ma semplicemente mi sono reso conto molto presto che non faceva per me. E dovevo attivarmi immediatamente.

    CDP: Punti sul guadagno passivo per poterti godere poi una vita adulta pigra?

    Una volta che il mio business di passive income sarà avviato, di certo non riuscirò a starmene con le mani in mano. Posso prevedere che avrò voglia di cominciare da capo con nuove idee, dato che ho una forte spinta creativa.
    I soldi per me sono solo lo sfondo, la costruzione di base che mi possa permettere poi di dedicarmi ad altro, ad esempio scrivere un libro fantasy, costruire una famiglia, dedicarmi alle mie passioni. Avere una solida base economica ti permette di liberare il tuo tempo.

    Bisogna ragionare nel lungo termine, perché è l’unico che importa e vale.
    Fatti una domanda, per cosa vuoi essere riconosciuto una volta che sei morto, e che eredità lasci nel mondo, che evidenza del tuo passaggio.

    CDP: Com’è la tua routine?

    Lavoro normalmente dalle 8 di mattina fino alle 5 del pomeriggio.
    Di mattina preferisco fare le cose che richiedono maggiore impegno mentale, il pomeriggio lo lascio per i compiti più automatici, come ad esempio inviare email e cose simili che non richiedono concentrazione. La sera mi serve per rilassarmi.

    Mi piace registrare i video che posterò piano piano durante il mese nei 2-3 giorni iniziali, così posso poi focalizzarmi su altro.
    Se non sono nell’umore di fare qualcosa in un determinato momento non lo faccio, preferisco mettermi a fare qualcos’altro e poi eventualmente ritornarci più tardi.

    Penso al domani, come posso fare per renderlo più rilassante, facile, leggero, quindi penso se posso fare questo compito oggi, anticiparlo, avrò domani molto più tempo e sarò molto più rilassato e sarò grato al me stesso di ieri per averlo fatto. Ecco la mia filosofia. Rimando la gratificazione per aumentarla.

    CDP: Bene Adrian, ti ringraziamo per l’intervista e per essere stato molto esaustivo nelle tue risposte. Hai qualcosa da aggiungere per i nostri lettori?

    Ho un piccolo regalo per i lettori di Casa Del Pigro, o meglio per chi è stato abbastanza disciplinato da arrivare fino alla fine dell’ intervista, sul mio sito personale nella pagina https://www.nantchev.com/gifts ci sono alcuni libri gratis da poter scaricare.

    CDP: Grazie Adrian, è stato un piacere intervistarti, ti auguriamo buona fortuna per i tuoi business futuri e in generale buona pigrizia!

    Grazie a voi ragazzi, a presto!

    Photo 1 closer.JPG - Patate nella posta, un'intervista pigra
    Adrian Nanchev, founder of Potato in the post

    CDP: Hello Adrian, so to start please tell us how started with Potato in the Post?

    I was reading the book called ‘Contagious‘ by Jonah Berger in early August 2015, and that talked about to create word-of-mouth, and in a way explained how things go viral online and offline.

    Shortly after, I saw the original idea for the potato business in America, as it was being shared and talked about on Facebook.

    Realising that some of the principles in the book could be combined with the potato idea, I decided to go ahead with starting my own business: Potato in the Post.

    In the book there is a principle called the ‘Isolation Effect’ that means that we remember unexpected things more so when they break our day to day patterns and lifestyle.

    So, if you get a potato in the post, then you are more likely to remember and talk about it!

    I improved upon some the aspects of the original idea, for example the name, I wanted to embed it in the everyday language. What could say someone when they are at the pub talking about their potato? “You would not believe what happened to me today. I got a potato in…” By being on the tip of their tongue, I am more likely to be talked about in the offline world.

    CDP: One of the biggest difficulties on the internet nowadays is the strong saturation, it’s very difficult to emerge and get noticed from people, how did you manage to spread fast your business?

    Well, as first thing I went on Google UK and looked for 30 completely random addresses of people in the UK and sent them a potato with a very universal message on it like “I love you” or “I miss you so much”. Then I contacted some local radio stations, and sent them a potato with a message something along the lines of “… a new business. Let’s talk”. I also sent some to the fan mail of some youtubers.

    But the turning point was when at an event in Birmingham a guy that I just knew asked me to send to his girlfriend a potato for her birthday, then she put the picture of her potato on instagram, and I think this was the ignition of the whole thing.

    CDP: On what are you focusing your energy at the moment?

    I’m slowly moving away further from the idea of potato in the post, because it requires too many energy each day. I’m oriented on something in the future that will allow me to do once the work once and get paid forever, without having to put in continuous effort.

    The potato business for me is already old, it is from 2015, and I’m a different person now. But I think that’s time now to move on to a more efficient business model that is much easier to scale.

    In this world is not important what you know, who you know, but who knows you. You must create a brand.

    For instances, if I create contents now (such as this interview), and share them on the social media, then all these different pieces of content compounds and comes back to me forever. People can begin to know, like and trust me. Thus, endless forms of opportunities are possible.

    I wrote some books of business and marketing and I like to create content for people to consume.

    If you put something in the world then you can ignite momentum, it’s based all on throwing things in the world and being discovered.

    CDP: Which have been your past attempts of building a business?

    Before this I had started a website of e-commerce of keys for videogames, I did also podcasts with interviews video game developers. After a while I had lose interest in videos, and the business fizzled out.

    In 2016 I had too many distractions, because I tried to do too many things at the same time, I didn’t focus on anything in particular and discovered on my own that it is really bad not staying focused and disciplined on one thing in order to maximize your success.

    It needs focus and discipline to succeed.

    Do the work once and get paid forever.

    I believe in working a little bit each day and making small improvements, so that tomorrow, next week and next year is slightly better. So there is more free time, more money and more freedom. I am very much long term focused.

    In one year you can accomplish more than some people do in 10, 5 or 2 years with discipline and focus.

    When it comes to doing the work once and getting paid forever: I want to access and own any platform or technology. Because ownership entails illegibility and responsibility, I want to increase my reward without having to increase my risk. What is called ‘asymmetrical risk reward’.

    Accessing these platforms and using other’s infrastructure to make money, for example: leveraging Amazon’s print on demand service to sell books online. By accessing their platform you do not take any risk or any responsibility/liability. Risk of the business, or responsibility of the maintenance or upkeep.

    CDP: Sure, but do not you think that this also poses a risk? You can’t predict if facebook will change his algorithm, or even close, like adpocalypse that suddenly got some youtubers out of the blue to get almost zero earnings.

    Sure, there is that risk, but it’s minimum. It’s very unlikely that facebook and youtube will close anytime soon, and in the vacuum another company will seek to capture their market share the have left behind.

    A solution to this can be to have a solid mailing list that allows you to contact directly people interested in your product.

    CDP: When have you discovered that you wanted to be an entrepreneur?

    People tend to lose their own curiosity when they become adults.

    One day, after having finished university, I started to see online video courses on coursera.org about finance and economics, so I started to learn about these things. I also started to seriously heard about AI and automation, this is when I started to reflect upon my own life and future.

    I could project myself 20, 40, 60, 80, 100 and 120 years into the future and could see that I would look back at 2014 and ask myself “why didn’t I start my own business?”, “why didn’t I do something?”, why, why, why… I could see that I would have regret by not taking action and creating my own future. I do not want to live a life of regret.

    Nothing wrong in working 9-5, but it just was not for me, and I needed to start to take action immediately build my own future and own life.

    CDP: You aim to a passive incoming so that you can pursue a lazy life in the years to come?

    Once that my passive incoming earnings are consistent, for sure I will not be able to stay in my bed all day. I can predict that I will have will power and strength to start other ideas and do other things with my life. I am creative, crazy and ambitious that way.

    Money for me are the backbone, the foundation that can allow me to dedicate myself to other activities. For example to write fictional works, build a legacy and work on other passions. Having a strong economically foundation permits me to do so much more.

    Long term is the only thing that matters, because 10 years go by in a flash.

    Ask yourself, for what you want to be recognized once you are dead? Which legacy do you leave in the world?

    CDP: How it is your daily routine like?

    I work normally from 8 in the morning to 5 in the afternoon.

    In the morning I prefer to do things that require a bigger mental work, in the afternoon I dedicate to more automatic jobs, like for example sending emails and similar stuff that doesn’t require a big focus. In the evening I normally relax.

    I spend the first few days of the month recording a month’s worth of content, so they can be uploaded every day and helping to free up more of my time to focus on other things.

    If I’m not in the mood to do something, then I just don’t do it, I prefer to occupy myself with something else and then eventually come back on it later.

    I always think how to make the following day easier, if I can compete this task today, then tomorrow I will have more free time, more relaxed and thankful to yesterday’s Adrian for having done that thing. This is my philosophy: delayed compounding gratification.

    CDP: Well Adrian, thanks a lot for this interview and for being very exhaustive with your answers. Do you have something to add for our readers?

    I have a small gift for the reader of Casa Del Pigro, or better for whom has been disciplined enough to arrive to read the interview until the end, on my personal site in the page https://www.nantchev.com/gifts there are some things there that your audience will appreciate.

    CDP: Thanks Adrian, has been a pleasure to have you here, we wish you good luck for your future businesses and also we wish you good laziness!

    Thanks guys, hope to talk to you soon!

  • in

    I migliori robot per pulire casa, guida del pigro

    guida robot pulire casa - I migliori robot per pulire casa, guida del pigro

    «Le faccende domestiche sono un lavoro ingrato e senza fine. È una noia che dà sui nervi, chi mai vorrebbe farla? Nessuno!»
    Frances Gabe

    Salve amici di casa del pigro,
    non so voi, ma io personalmente adoro cucinare, mi ritengo un cuoco provetto, mi piace molto anche riparare le cose che non funzionano in casa, ma per quanto riguarda le pulizie… dio mio. Preferirei morire piuttosto che spazzare e lavare i pavimenti, o peggio ancora pulire i vetri o le grondaie.

    La casa che si pulisce da sola purtroppo è un’idea che è morta con la sua inventrice, e chissà per quanti anni nessuno ancora provvederà a ideare un’abitazione che non si sporchi mai e ci lasci il tempo di oziare e vivere la nostra vita. [Dopo la lettura di questa guida andate a dare un’occhiata all’articolo di Casa Del Pigro a proposito di Francis Gabe, l’inventrice pigra della casa auto-pulente]

    Anche se è vero che siamo lontani da una situazione omnicomprensiva di casa auto-sufficiente, la tecnologia moderna ci viene in aiuto con molti elettrodomestici specializzati in diverse mansioni, che fanno al caso nostro quando vogliamo risparmiarci buona parte del lavoro.

    E in quanto pigro professionista mi è difficile ignorare la tentazione di abbandonarmi alle meraviglie tecnologiche del mondo moderno.

    Ma i robot per pulire casa funzionano davvero?

    Io e mia moglie abbiamo provato moltissime soluzioni per scappottare le faccende domestiche, e alcune si sono rivelate completamente disastrose, come quella volta che legammo lo spazzolino per spolverare alla coda del gatto… Altre ci hanno permesso di facilitare la nostra vita e ridurre al minimo il tempo dedicato a tenere pulita la casa, per poterci dedicare in santa pace ai nostri figli e agli hobby.

    Tutti conoscono oramai i robot aspirapolvere per pulire a terra, ma non tutti sanno del robot lava-vetri o di quello per lavare e asciugare i pavimenti(!!), o addirittura di uno che permette di pulire automaticamente le grondaie.

    Sono felice quindi di presentarvi quelli che per mia esperienza ritengo i migliori robot per la casa.

    miglior robot scelta del pigrone - I migliori robot per pulire casa, guida del pigro

    La guida definitiva del pigrone ai migliori robot per pulire casa:

    1. iRobot Roomba 650, il robot aspirapolvere per pulire per terra

    poignee roomba 650 - I migliori robot per pulire casa, guida del pigro
    Io con il mio irobot roomba appena comprato

    La iRobot è oramai in giro da oltre 25 anni, e ci sarà un motivo, i Roomba furono tra i primi robot pulitori per la casa a diventare prodotti mainstream. La compagnia offre molte tipologie di robot, per tutte le tasche, ma il Roomba 650 è l’entry-level e potrà essere sufficienti per le esigenze di molti, di sicuro è sufficiente per le mie.

    Il 650 può essere programmato con un timer per partire a una determinata ora del giorno, ad esempio permettendo di aspirare la polvere quando tutta la famiglia è fuori di casa. E’ anche capace di auto-ricaricarsi, di modo che quando la batteria diventa quasi scarica torna automaticamente da solo al caricatore (come potete vedere nella foto più in basso, assieme al mio gatto, è il momento in cui aveva appena terminato la carica ed era pronto a tornare in azione).

    Ripassa svariate volte su diversi punti delle varie stanze per assicurarsi una pulizia precisa e completa. Come tutti i modelli Roomba, è equipaggiato di un sistema di riconoscimento dello sporco, quando riconosce un’area del pavimento particolarmente sporca, provvede a impegnare più tempo in quella determinata zona per pulirla finché la sporcizia non sarà più presente. Prodigioso, non pensate?

    Schermata 2017 10 30 alle 03.00.02 - I migliori robot per pulire casa, guida del pigro
    Ecco il mio gattino alle prese con il Roomba

    Consiglio di lasciare ben sgombra la casa, questo robottino è molto efficace, e riesce anche a superare i piccoli ostacoli, è bene però lasciargli spazio per permettergli di operare in pace. I risultati vi stupiranno.

    2. iRobot Roomba 960, per pulizie di pavimenti più impegnativi in case grandi con animali domestici

    Schermata 2017 10 27 alle 17.40.54 - I migliori robot per pulire casa, guida del pigro

    Il 960 è un robot pulitore per casa per chi ha invece esigenze più serie, come ad esempio una casa con grandi spazi, animali domestici che rilasciano peli, o familiari con capelli lunghi. Effettua una pulizia ancora più approfondita.

    E’ dotato del sistema con app HOME per il controllo del device direttamente tramite telefonino, l’operazione di pulizia sarà consultabile in qualunque momento ed in qualunque parte del mondo vi troviate.
    Il sistema iAdapt 2.0 gli permette di creare una mappa continuamente aggiornata della casa che sta pulendo in quel momento, in modo da ottimizzare la pulizia.

    Dotato inoltre del comodissimo virtual wall, un accessorio che permette di identificare punti nella casa a cui non vogliamo che il nostro iRobot si avvicini, ad esempio una ciotola di cibo per cani.

    La programmazione settimanale permette inoltre di far funzionare il robot a orari prestabiliti e di determinare preferenze di pulizia personalizzate.

    E’ un robot per chi non ha un budget limitato da rispettare ed esigenze domestiche più complesse da soddisfare.

    3. iRobot Looj, il prodigioso pulitore di grondaie

    irobot looj - I migliori robot per pulire casa, guida del pigro

    La parte della casa dove spesso si accumula parecchia sporcizia ed impedisce alla pioggia di fluire, specie d’inverno, sono le grondaie.
    Per quanto mi riguarda queste potrebbero restare sporche per sempre, ma mia moglie con la scusa che sono l’uomo di casa pretende che provveda io personalmente a liberarle e pulirle.

    Questo robot mi giunge in aiuto per semplificarmi la vita.
    È sufficiente posizionarlo all’interno della grondaia e premere un tasto: Looj 330 inizierà a lavorare in totale autonomia, evitando così a chi lo utilizza di dover salire e scendere ripetutamente dalla scala e correre numerosi rischi.

    Si posiziona alla fine della grondaia e si preme ON. Quindi comincia a muoversi da solo lungo il perimetro della casa e rimuove tutte le foglie morte e i detriti.
    Proprio come i suoi cugini per pulire il pavimento, anche il Looj possiede dei sensori di rimozione dello sporco che lo fanno rallentare nelle aree dove la sporcizia è più caparbia e difficile da rimuovere.
    E’ dotato anche di un accessorio per poter essere maneggiato in modalità manuale, ma vi assicuro che non ne avrete bisogno dato che effettua benissimo in automatico tutto il lavoro senza che voi facciate assolutamente niente. Quanto adoro scrivere frasi del genere.

    4. iRobot Braava Jet lavapavimenti per lavare e strofinare per terra!

    braavajet - I migliori robot per pulire casa, guida del pigro
    Da quando ho acquistato questo robot raramente mia moglie è stata costretta a lavare casa a mano, è una vera manna dal cielo.
    Tutti conoscono gli aspirapolvere, ma pochi sanno che è possibile automatizzare anche l’affannoso processo di lavatura dei pavimenti, ebbene sì.

    iRobot Braava Jet può pulire aspirare, lavare e strofinare i pavimenti in modalità “lavaggio”, “a umido” e “a secco”.

    Ma come funziona il Braava Jet?

    Basta riempirlo d’acqua tiepida
    Mettere il panno per la pulizia a umido riutilizzabile spruzzandoci magari su un velo di detergente per lavare a terra(mettere link amazon pantry lysoform),
    Farlo partire premendo il pulsante

    Ed è fatta, accendi e dimentichi di averlo, il robot pulirà la casa al vostro posto.

    il robot avanza ed emette dal foro anteriore un getto d’acqua a intermittenza sul pavimento da pulire, mentre c’è una testina basculante che permette di strofinarlo e lavarlo fino a renderlo quasi asciutto, lasciando inoltre nell’aria domestica un piacevole profumo di pulito. Come se fosse appena passata un’impresa di pulizie.

    Una caratteristica importante dei robot pulitori è che visto che è possibile usarli spesso senza sforzi, lasciano l’intera casa in un costante stato di pulizia, impedendo che si accumuli lo sporco ostinato. Per quello l’intervento manuale è ancora fondamentale. Ma se userete i prodotti presenti in questa lista il vostro intervento sarà sempre meno fondamentale per avere una casa splendente.

    5. Imetec Ecovacs Winbot W710 Robot per pulire automaticamente i vetri

    Schermata 2017 10 27 alle 17.06.56 - I migliori robot per pulire casa, guida del pigro
    Alla Imetec hanno anche pensato a chi odia dover pulire i vetri, ad esempio io ho una casa con parecchie finestre e pulire i vetri è una cosa che odiamo tutti fare in famiglia.
    E’ molto utile ma a volte è putroppo necessario agire comunque a mano e pulire la finestra in caso di sporco molto ostinato, ad esempio dopo che è passato un brutto temporale, o avete presente quando piove fango? Nella mia zona capita spesso, e non c’è winbot che tenga, in quei casi bisogna agire con panno e detergente. Ma vi assicuro che nella maggior parte dei casi per la pulizia quotidiana funziona invece egregiamente.

    Come si usa?

    E’ facilissimo da usare, basta posizionarlo sulla finestra da pulire, accenderlo e fa tutto da sola. Voilà!
    E’ dotato di ben tre tipi diversi di pulizia: ad umido, tergivetro e la modalità asciugatura.
    Il Winbot rileva automaticamente la dimensione della finestra e autoprogramma un percorso efficiente di pulizia veloce.

    L’effetto ventosa provocato dal motore impedisce che il robot possa cadere rovinosamente a terra, quindi non preoccupatevi.

    I Robot per pulire a terra sono pericolosi per gli animali domestici?

    Molte volte ricevo questa domanda dagli amici che come me hanno degli animali domestici (personalmente convivo con ben 2 gatti e 1 cane), soprattutto se spesso sono fuori casa e prevedono di lasciare i propri amici a quattro zampe da soli in compagnia di questi temibili (per loro!) elettrodomestici automatici dalle simpatiche forme e dai buffi rumori.

    I vostri animali all’inizio guarderanno l’elettrodomestico con sospetto, e forse leggero timore, è bene infatti farlo funzionare le prime due tre volte in vostra presenza per abituarli al nuovo intruso e così tranquillizzarli.
    Col tempo poi l’animale non ci farà più caso e imparerà anche a giocarci, perché no rincorrendolo, o come fanno molti gatti che ne amano il calore e si divertono a salirci sopra e lasciarsi trasportare in giro per la casa.

    Be’, la buona notizia è che non dovete assolutamente preoccuparvi, né per gli animali né per il robot stesso, dato che sono appositamente pensati e progettati per non costituire alcun pericolo per gli esseri viventi, e allo stesso tempo sono molto robusti, e capaci di sopportare ad esempio un imprevisto strattone da parte di un cagnolone molto voglioso di intrattenimento.

    Robot domestici: come usarli al meglio

    Ovviamente nonostante i robot domestici siano completamente automatizzati, riducendo al minimo l’intervento dell’uomo, bisogna tener conto di alcune semplice regole di buon senso per poterli utilizzare al meglio e farli durare il più a lungo possibile. Qui di seguito vi allego una serie di consigli basati sulla mia personalissima esperienza:

    • Libera la casa dagli ostacoli più ingombranti: la maggior parte dei robot aspiratutto è capace di riconoscere in modo intelligente e dinamico gli ostacoli più comuni, ad esempio dei piccoli giocattoli per terra, o un tappeto. Il modello 650 che possiedo io può aggirare e riconoscere facilmente le gambe dei tavoli, ma non quelle delle sedie, perché non ha sufficiente spazio per accorgersi dell’ostacolo e correggere di conseguenza. Per questo motivo prima di azionarlo è necessario che ribalti tutte le sedie e le alzi da terra.
      Una casa sgombra sarà ovviamente molto più facile da pulire, spostare gli oggetti che ingombrano per terra è innanzitutto un ottimo esercizio zen per sgomberare la propria casa e allo stesso tempo la propria mente e permette al robot aspiratutto di lavorare con maggior calma e accuratezza.
    • Raccogli i residui di sporco più grandi: così come si fa con i folletto o gli aspirapolvere comuni, prima di utilizzarli è bene raccogliere da terra tutti gli oggetti e i residui di polvere e sporco più grandi, per evitare che il robot si intasi o si surriscaldi e si blocchi, a volte vi posso assicurare che capita anche questo, siamo ben lontani dalla perfezione purtroppo. E’ raro che succeda, ma accade, anche se siamo pigri professionisti, a volte capita anche a noi di andare di fretta purtroppo.
    • Pulisci una stanza per volta: sebbene quasi tutti i modelli di robot aspiratore prevedano la possibilità di agire in solitaria e pulire le stanze di tutta la casa, è buona norma per ottenere migliori risultati di fargli pulire una stanza alla volta. Nessuno vi vieta di lasciarlo libero di scorazzare in tutta la casa e di compiere il suo lavoro, questa opzione infatti è consigliata a chi ad esempio c’è poco a casa e ama tornare e trovare tutto pulito. Ma diciamo una volta ogni tanto è buona regola prendere questo accorgimento e lasciare che il robot pulisca una stanza alla volta. Va quindi chiuso dentro, in questo modo l’aspirapolvere potrà passare lungo tutta l’area della stanza senza scaricarsi e senza interrompere la pulizia per qualche auto-ricarica. Si evita in questo modo che il contenitore della polvere si riempia fino all’orlo in continuazione. Tenere sempre il contenitore pulito è buona norma per allungare la vita del robot.
    • Effettua manutenzioni periodiche dell’elettrodomestico: oltre a svuotare regolarmente il contenitore dello sporco quando si torna a casa, è bene rimuovere e pulire le spazzole del robot per far sì che durino più tempo. La rimozione e il rimontaggio delle spazzole è un’operazione super-veloce da pigri, non c’è bisogno di svitare viti o rimuovere parti difficili.
    • Lascia sempre la base collegata alla corrente: è bene lasciare la base di ricarica del robot costantemente collegata alla rete elettrica casalinga. E’ bene evitare che i prodotti contenenti batterie ricaricabili si scarichino completamente. Questo vale per tutti gli accessori elettronici, anche il vostro telefonino. La base di ricarica dei robot automatici va tenuta sempre attaccata alla corrente, tranne quando si desidera spostarla da una stanza all’altra dell’abitazione. E’ inoltre fondamentale lasciarla in un luogo sicuro e facilmente riconoscibile dal robot, che deve essere capace di raggiungerla ogni qualvolta sta per scaricarsi.

    E’ vero che non si può spostare un Roomba da un piano all’altro di una casa perché in questo modo lo si confonde?

    Secondo quello che sostiene iRobot, la casa produttrice, ciò non è vero. In termini di capacità di mapping, esistono due categorie di Roombas.

    I modelli roomba 6xx, 7xx e 8xx non hanno capacità di mapping, e di conseguenza non apprendono la struttura fisica della tua abitazione. Significa che non cambia assolutamente niente se li sposti da un piano all’altro.

    I modelli Roomba 960 e 980 invece hanno come caratteristica la possibilità di mappare la tua casa. Ma ogni volta che eseguono un ciclo di pulizia, creeranno una nuova mappatura. In altre parole, questi Roombas non salvano in memoria la mappa delle diverse aree, creano semplicemente una mappa temporanea al volo che utilizzano per quella specifica pulitura in corso. Di conseguenza tantomeno si confonderanno nel caso li spostassi da un piano ad un altro.

    robotpuliscicasa - I migliori robot per pulire casa, guida del pigro

    I robot aspirapolvere sono capaci di oltrepassare semplici ostacoli presenti sul pavimento?

    Certo, la maggior parte delle volte. A meno che la differenza di altezza tra le due aree sia molto grande (indicativamente oltre i 5 cm), tutti i robot pulitori possono superare traquillamente gli ostacoli sul pavimento.

    Quanto rumore fanno i robot pulitori?

    Dato che usano tutti motori e tecnologie di aspirazione molto simili, il livello di rumore base non varia significativamente, dipende bensì dal tipo di superficie su sui si effettua la pulitura.

    Nonostante siano abbastanza silenziosi, non permettono alle persone presenti nella stessa stanza di dormire mentre stanno effettuando la pulitura.

    Quali modelli sono migliori per queste situazioni specifiche?

    • Capelli e animali domestici
      Se hai animali domestici o membri della tua famiglia con capelli molto lunghi, scegli tutto tranne il Roomba 650. Gli altri modelli sono equipaggiati con filtri HEPA, mentre il 650 tende a far rimanere incastrati i peli più lunghi. Con fastidiosa rimozione manuale obbligatoria.
    • Pavimento duro
      Tutti i roombas e i robot pulitori performano in maniera simile sulle superfici dure.
    • Tappeti
      Il migliore roomba per tappeti è senza ombra di dubbio il 980, dato che è l’unico con la funzione Carpet Boost e due livelli diversi di aspiratura.
    • Tipologia della casa: Monolocale
      Quando si tratta di case molto semplici, qualunque roomba o robot pulitore avrà lo stesso risultato pressappoco. Il 650, 860 e l’880 usano un pattern di pulitura pseudo-random, zigzagando per la casa fino a ricoprirne qualunque centimetro quadrato. Il 960 e il 980 sono i più sofisticati e usano delle speciali microcamere per mappare la casa, aspirando nelle aree più grandi seguendo linee rette. Qualunque metodo funzionerà in casi di monolocale, e di conseguenza anche i modelli più economici compieranno un egregio lavoro.
    • 2 o più camere da letto
      I miglior roomba per le case non parecchie camere da letto sono il 960 e il 980. Equipaggiati con una tecnologia di mapping visuale, sono al momento gli unici due roomba sul mercato che possono districarsi ed esplorare una casa con una struttura più complessa.
    • Case a più piani
      Al momento purtroppo non esiste nessun modello di robot pulitore che permette di pulire più piani nella stessa sessione, senza dover essere manualmente riposizionato tra un piano e l’altro. L’abilità di arrampicarsi per le scale è troppo complessa al giorno d’oggi per i robot di questa tipologia. Alcuni possessori di più modelli di roomba suggeriscono di posizionare ai piani superiori i modelli più vecchi, man mano che se ne acquistano di nuovi.

    In conclusione

    robotcane - I migliori robot per pulire casa, guida del pigro

    Spero di esservi stato d’aiuto con questa lista esaustiva di robot per pulire la casa.

    Noi di casa del pigro pensiamo che un uomo ed una donna liberi non debbano sprecare il proprio tempo a rassettare casa, ma impiegarsi in affari più umani, come ad esempio fare l’amore, leggere un buon libro, giocare con i propri figli, suonare il pianoforte, cucinare, mangiare, eccetera…

    Un tempo fare le pulizie di casa, del pavimento, dei vetri, lavare, asciugare, era una vera maledizione che portava via un sacco di tempo. Adesso non abbiamo più questi problemi, bisogna solo organizzarsi bene e permettere all’automazione di questi elettrodomestici di fare il proprio lavoro, liberandoci finalmente dalle mansioni casalinghe che tanto odiamo e rifuggiamo.

    Ci sono casi in cui la tecnologia ci rende schiavi, altri in cui ci rende liberi, bisogna saper riconoscere quando siamo di fronte a delle possibilità che si aprono e lasciare che le conquiste dell’umanità ci aiutino a vivere più compiutamente un’esistenza felice e serena.

    Quello dei robot domestici pulitori è un mondo interessante e ricco di possibilità, siamo sicuri che nei prossimi anni le specializzazioni di questi apparecchi diverranno sempre più estese e ci auguriamo di giungere a un punto in cui le macchine faranno tutto il lavoro sporco per noi, lasciandoci tempo per vivere.

    E’ questa la vera filosofia pigra.

    Buone pulizie e buona pigrizia a tutti!

  • Chi siamo

    La Casa Del Pigro

    Il primo sito italiano completamente dedicato all’arte della pigrizia. 

    Siamo un gruppo di amici che intendono diffondere la loro passione per l’ozio, la pigrizia, la letteratura e la filosofia. Scriviamo recensioni di prodotti testati in prima persona che possono facilitare la vita di chi vuole faticare meno possibile per ottenere la massima gioia. 

    Crediamo nella procastinazione all’infinito e in tutti i piaceri a cui questa conduce.

    Amiamo goderci la vita e vogliamo insegnare agli altri i segreti di un’esistenza estatica.

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    Spesa a domicilio Conad, Carrefour e Amazon Pantry

    spesa-a-domicilio-conad

    La grande svolta della spesa a domicilio

    Avete mai sognato di poter ricevere la spesa a casa evitando la noia di dover prendere l’automobile e dirigervi al supermercato?

    Vi è capitato anche a voi di sopportare la cassiera che se la prende troppo comoda?

    spesa a domicilio amazon pantry - Spesa a domicilio Conad, Carrefour e Amazon Pantry

    In quest’articolo sulla pigrizia ci occuperemo del sogno di ogni pigro che si rispetti: farsi recapitare la spesa direttamente a casa. La spesa a domicilio, ammettiamolo, è una manna dal cielo e un grande traguardo raggiunto dall’umanità.

    Faremo qui una comparazione dei diversi modi di ordinare la spesa tramite Conad, Carrefour e Amazon, per poi decretare il servizio più efficiente e comodo.

    Infatti, la spesa a domicilio è un’innovazione tecnologica e commerciale che ancora molte persone ignorano ma con cui, a nostro avviso, il mondo potrà emanciparsi virando verso un futuro roseo.

    Che ordiniate la spesa da Conad, Carrefour o Amazon, vedrete che le vostre vite miglioreranno in modo considerevole.

    Eppure, con questa guida, scoprirete che il servizio a domicilio ha tutt’ora bisogno di qualche miglioramento (in particolare, per quanto riguarda i tempi di consegna).

    In ogni caso, è ufficiale! Come ha recentemente titolato Il Sole 24 ore, la spesa diventa 4.0.
    La spesa a domicilio è una realtà concreta a cui nessun pigro può rinunciare se si vogliono schivare, una volta per tutte, le frustrazioni e il caos che imperversano nei supermercati.

    L’alienazione dei supermercati

    Vi sarà capitato sicuramente di andare a fare la spesa, magari durante quei week-end in cui tutto il mondo si accalca per far provviste, e aver pensato ripetutamente al suicidio rischiando una crisi di nervi.

    Le interminabili file, i carrelli stracolmi di cibarie, la lentezza delle casse, i jingle imbarazzanti delle catene di supermercati, i parcheggi introvabili, l’attesa al reparto salumi, la frutta che vi cade a terra e, soprattutto, gli spiacevoli incontri! 

    renzi spesa supermercato - Spesa a domicilio Conad, Carrefour e Amazon Pantry

    Tutta questa confusione non vi ha mai portato all’esasperazione?

    Non siete stanchi di far parte della massa che sgomita per spartirsi scorte e libagioni?

    Non è un incubo perdersi fra questa massa che partecipa ad un’insulsa corsa agli acquisti?

    Ogni volta che sono stato costretto ad andare a fare compere al supermercato, nella mia testa avevo una canzone dei Clash.

    I’m all lost in the supermarket
    I can no longer shop happily
    I came in here for that special offer
    A guaranteed personality

    Ora, però, grazie al questi servizi innovativi tutti i pigri potranno affrancarsi da questa pratica quotidiana alienante e deprimente. Vediamo come funziona.

     Spesa a domicilio Conad 

    spesa a domicilio logo - Spesa a domicilio Conad, Carrefour e Amazon Pantry

    Per ordinare una spesa a domicilio Conad ci sono essenzialmente due modalità: si può scegliere di ritirarla presso la sede più vicina al vostro CAP, oppure, di attendere comodamente la consegna a casa. E’ possibile selezionare l’orario di consegna o ritiro e le modalità di pagamento .

    Una volta inserito il CAP e scelto tutto ciò che volete acquistare, il supermercato preparerà e imbusterà la spesa per voi, assicurandosi della freschezza dei prodotti e della pronta consegna che il fattorino, in tempi celeri, provvederà a recapitare direttamente a casa vostra

    Addio file infinite, discussioni alle casse e schiamazzi della gente.

    L’unico problema attuale del servizio Conad consiste nel fatto che l’azienda non ha ancora una proprio consegna a domicilio digitale: la consegna, infatti, viene subappaltata a un fattorino privato. Questo è uno svantaggio poiché aumenta i costi del trasporto e non fornisce una copertura h24 per la prestazione del servizio di consegna.

     Spesa a domicilio Carrefour

    spesa a domicilio carrefour - Spesa a domicilio Conad, Carrefour e Amazon Pantry

    Anche la catena di supermercati Carrefour ha aperto un servizio a domicilio e ha creato una bella piattaforma e-commerce molto intuitiva. Si può ritirare o farsi consegnare la spesa a casa ed il servizio è attivo in quasi tutte le cittadine italiane, da Torino a Palermo.

    Il prezzo aggiuntivo per la consegna si azzera e diviene gratuito se l’importo della spesa supera determinate cifre.

    Il marchio francese ha predisposto tutte le sue insegne (Ipermercati, Market e Express) a prestare il servizio.

    L’unica nota stonata concerne i tempi per la consegna i quali possono superare le 3 ore successive all’inoltro dell’ordine.

    Malgrado le tempistiche ancora un po’ lente, la vasta gamma di prodotti, scontati e in offerta, permette al consumatore di ordinare una spesa a domicilio di qualità e completa.

    Infine, non per cercare il pelo nell’uovo, ma il Carrefour prevede che i costi aggiuntivi della consegna non superino mai una certa soglia e il servizio è più efficiente rispetto al servizio offerto dalla Conad.

     Spesa a domicilio Amazon Pantry

    spesa a domicilio amazon pantry - Spesa a domicilio Conad, Carrefour e Amazon Pantry

    Ed eccoci arrivati al servizio più conveniente del momento. Amazon finalmente è approdata nel mondo della consegna a domicilio della spesa, e non potremmo esserne più felici. Il concetto su cui si basa Amazon Pantry è l’ottimizzazione della spesa e del pacco prodotti. 

    Non a caso, Il capiente box ha un costo contenuto ma ha dimensioni che permettono l’acquisto di tutto il necessario per il fabbisogno settimanale o mensile di un cliente. La composizione del pacco Amazon Pantry rende la spesa un’attività creatività e all’insegna della comodità. Se poi aggiungiamo a ciò il non trascurabile risparmio rispetto alle tariffe dei supermercati concorrenti, in pratica ci si trova nel paradiso della spesa a domicilio.

    Il servizio è riservato ai clienti Prime Amazon, i tempi di consegna non superano l’ora successiva all’ordine e, infine, i prezzi per singolo prodotto sono favorevolmente convenienti. Ecco alcuni esempi: 

    Prodotti Amazon Pantry
    pasta spesa domicilio - Spesa a domicilio Conad, Carrefour e Amazon Pantry 6 pacchi
    riomare spesa domicilio - Spesa a domicilio Conad, Carrefour e Amazon Pantry Confezione da 4

     Il futuro della spesa a domicilio

    Per ora Amazon non riesce a coprire l’intero territorio italico come fa Carrefour, ma siamo certi che la rete di distribuzione diverrà efficiente in men che non si dica, man mano che i consumatori capiranno la portata rivoluzionaria della spesa a domicilio. 

    Fatto sta che il supermercato è diventato un luogo troppo caotico.

    Ormai ci troviamo dinanzi a un grande Moloch che avrà vita breve.

    Qualora i grandi marchi dovessero persistere nel rendere il supermarket uno degli ambienti sociali più inospitali mai creati per l’essere umano, be’ i consumatori prima o poi abiureranno. 

    Se pensiamo, invece, ai paesi sudamericani, lì vige ancora un sistema di consegna a domicilio offerto da piccoli negozi alimentari e da mini-market del quartiere. Persino nelle affollatissime metropoli, il cittadino può confidare in consegne rapide, comode, familiari.

    Instaurando un rapporto di fiducia con coloro che rendono gioiosa la nostra sopravvivenza quotidiana, è possibile rivivere l’esperienza di quei notabili di inizio Novecento che beneficiavano dei servigi del portinaio/portinaia, membri aggiunti della propria casa.

    In sostanza, il domicilio è una pratica commerciale nobile e virtuosa che i grandi centri commerciali non potranno distruggere. Anzi, la spesa a domicilio è un atto di grande moralità perché rivolto, prima di tutto, a persone disabili e anziane.

    Non è soltanto un privilegio per noi pigri.

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    La casa che si pulisce da sola

    la casa che si autopulisce - La casa che si pulisce da sola

    Per decine di anni Frances Gabe non ha provveduto a pulire la propria casa, e nessuno l’ha pulita al posto suo. Nonostante ciò, la casa in questione è sempre stata lucente.

    Al giorno d’oggi ci sono molti elettrodomestici che possono aiutarci nelle faccende domestiche, come questi robot.

    La signora Gabe però realizzò quello che è dalla notte dei tempi il sogno di moltissimi pigri e pigre: costruire una casa autopulente.

    Morta il 26 di Dicembre 2016, alla veneranda età che ci si aspetta da una onorabile pigra: 101 anni.

    Fu un’oziosa sognatrice e visionaria, proprio come piacciono a noi.

    15gabe obit 1 superJumbo 1 - La casa che si pulisce da sola

    “Era quel tipo di persona che si incontra spesso nelle piccole città… Non penso che qualcuno dei suoi vicini sapesse il suo nome. Quando avevo a che fare con lei la mia mente entrava in conflitto… non riuscivo a decidere se fosse un personaggio deludente oppure molto più intelligente di me e quindi semplicemente io non ero in grado di riconoscere il suo genio”. Parole del suo avvocato e amico di vecchia data Allyn Brown.

    Tra gli anni 80 e l’inizio degli anni 2000 il nome di questa simpatica signora fece il giro del mondo, la sua casa infatti venne ritratta e descritta in giornali e riviste dell’epoca, inclusi il New York Times, il Guardian e People; ma anche in diversi libri come il romanzo “Fugitives & Refugees” di Chuck Palahniuk.

    Il sogno di una casa

    Più di mezzo secolo fa, angustiata dal dover essere costretta alle faccende domestiche, la signora Gabe cominciò a sognare una casa che provvedesse in automatico alla propria igiene, lavandosi, lucidandosi e asciugandosi da sola al comando di un semplice bottone.

    “Le faccende di casa sono un compito ingrato e senza fine, e io non voglio più averci a che fare”, amava ripetere.

    E così, con i propri e soldi e la propria manodopera, costruì da sola una struttura abitativa auto-pulente, ricevendo nel 1984 il brevetto 4,428,085 dagli Stati Uniti per la sua invenzione.

    Nonostante la geniale e innovativa idea, questo rimane tutt’ora l’unico modello di casa auto-pulente mai realizzato. Certo, l’onere di dover mantenere un brevetto, che in america richiede essere ripagato ogni anno, unito al temperamento orgoglioso e iconoclasta della signora hanno contribuito a far sì che la casa non fosse mai più replicata.

    “Era un tipo molto difficile da gestire, aveva un pessimo rapporto con i propri vicini e non le importava, non faceva niente per migliorarlo.” racconta Allyn Brown. 

    Forse la betoniera costantemente accesa nel giardino di casa, forse il fatto che amasse sistemare il giardino completamente nuda, forse il suo carattere eccentrico e pigro, di certo i vicini avevano molti motivi per non vederla di buon occhio.

    Un’artigiana gioielliera, ceramista e scultrice, Frances Gabe era felice quando veniva lasciata sola con i suoi attrezzi a lavorare alla fine di una stradina dissestata tra gli alberi vicino Newberg, 40 km da Portland.

    15gabe obit 4 master675 - La casa che si pulisce da sola

    Uno scenario arcadico che sarebbe di sicuro piaciuto a Henry Thoreau, la casa in sé però gli avrebbe fatto venire un colpo apoplettico.

    La casa della Gabe fu completata nel 1980, al costo di 15’000 dollari, dopo più di dieci anni di lavoro e decenni di progettazione.

    Come funzionava la casa auto-pulente

    Il quotidiano australiano The Weekend scrisse nel 2004 che la casa era “una gigantesca lavastoviglie“.

    In ciascuna stanza, la signora Gabe, riparata al sicuro sotto un ombrello, poteva premere un bottone che andava ad attivare una pompa a pioggia sul soffitto. La prima gittata ricopriva le pareti e il pavimento con un pulviscolo di acqua insaponata, e il secondo passaggio provvedeva a risciacquare. Un getto di aria calda asciugava poi tutto. Il ciclo completo richiedeva meno di un’ora.

    Il brevetto della casa consisteva nell’unione di ben 68 invenzioni singole.

    Per lavare i panni – cruccio principale della proprietaria – era stato progettato un cabinato sigillato. Gli indumenti sporchi venivano collocati all’interno di appendiabiti, lavati e asciugati con getti d’acqua e aria, e poi, ancora appesi, spinti accuratamente da una catena nell’armadio.

    Naturalmente, nessuna casa convenzionale, con le sue tende, la tappezzeria ed i mobili in legno, avrebbe potuto sopportare questo sistema aggressivo di pulizia, ma la signora Gabe l’aveva previsto e risolto.

    I suoi pavimenti erano infatti rivestiti con più strati di vernice per navi. I mobili erano ricoperti in resina acrilica bianca. Le biancheria del letto era tenuta asciutta per mezzo di una tenda impermeabile.

    La tappezzeria era fatta con un tessuto speciale brevettato dalla signora. Le foto, i libri e i documenti erano ricoperti in appositi sacchetti di simil-plastica.

    Suo padre era architetto, imparò quindi le basi del bricolage e della costruzione guardando gli operai quando lo accompagnava a lavoro.

    Sposata, dopo pochi anni cacciò il marito fuori di casa “perché non mi piaceva più, e cominciava ad annoiarmi”.

    La marmellata di fichi

    15gabe obit 3 master675 - La casa che si pulisce da sola

    L’idea madre le venne quando spiaccicò per errore della marmellata di fichi sul muro, per ripulirla usò la pompa del giardino, in quel preciso istante partorì il sogno della casa auto-pulente.

    Nel 2002, ha riferito The Times, il suo brevetto era scaduto. Non è mai stato rinnovato.

    Anche i suoi innumerevoli sforzi hanno ricevuto poco sostegno dalla comunità intorno a lei.

    “Una volta ho avuto un gruppo di casalinghe furiose a casa mia, mi hanno detto che stavo facendo qualcosa di diabolico e che se i loro mariti lo avessero scoperto, non avrebbero più avuto bisogno di loro”, la signora Gabe ha detto al Guardian nel 2006.

    Francis Gabe è poi invecchiata, e a causa di terremoti e inondazioni che hanno colpito la casa, questa ha cessato di funzionare come un tempo, adesso l’unica stanza ancora autopulente e funzionante è la cucina.

    Otto anni fa la signora Gabe venne trasferita a forza in un ospizio dalla propria famiglia. E fu così la fine del sogno di una pigra geniale di rendere la casa autopulente una realtà per tutti.

    La proprietà fu venduta e adesso è abitata da un hippie, che non ne sfrutta il potere tecnologico autopulente, ma dice di essere molto felice di vivere in questo posto leggendario.

    Anche se non sapremo forse mai cosa si prova a vivere in una casa auto-pulente, possiamo ricreare qualcosa di simile in casa nostra grazie ai moderni robot pulitori.

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    Non ho voglia di fare niente, guida all’apatia

    non-ho-voglia-di-fare-niente-solo-dormire

    Non ho voglia di fare niente, nemmeno di scrivere questo articolo

    “Chacun et chacune porte sa croix moi je porte une piume”
    Ognuno porta la sua croce, io porto una piuma

    Ti capita spesso di dire “oggi non ho voglia di fare niente, solo dormire”?

    Ti senti apatico?

    Credi che questo ostacoli la tua produttività?

    Pensi di NON STARE FUNZIONANDO BENE?

    Ebbene. Ti diciamo noi, rilassati e non preoccuparti. Sei solo un essere umano sano.

    Questa non è una guida per trovare una soluzione alla tua apatia e diventare una macchina. Bensì il contrario. E’ una guida per ritrovare la tua umanità, e cominciare a goderti la vita per quello che davvero è.

    Ma come? Mi hanno detto che il tempo è denaro!

    Sei davvero sicuro che diventare più produttivo e guadagnare più denaro possa portarti maggiore felicità?

    In questo articolo cercheremo di capire assieme se l’apatia in fondo non sia la risposta fisiologica e naturale a un mondo che per la maggior parte del tempo cerca di giocare contro di noi.

    Non ho voglia di fare niente, sarò malato?

    Be’, ti stupirà ciò che sto per scrivere, ma in realtà la tua voglia di non far niente potrebbe essere il sintomo di qualcosa di positivo.

    L’uomo non è nato per lavorare, seguimi in questo ragionamento.

    Nell’antica Roma l’apatia era considerata una virtù del cittadino.

    La massima aspirazione del romano era infatti quella di non esaltarsi, né abbattersi di fronte agli accadimenti della vita, consapevole che ogni evento, anche il più spiacevole, avrebbe comunque portato con sé una lezione positiva.

    L’apatia, intesa come impassibilità e liberazione dalle passioni, era dunque uno stato d’animo a cui aspirare.

    Ed è la stessa lezione di molte filosofie orientali, come lo Zen. Per i discepoli di questa disciplina, il raggiungimento del satori, ovvero l’ improvvisa comprensione del tutto grazie a una esperienza rivelatrice, costituisce lo scopo ultimo dell’esistenza, la guida verso la liberazione.

    E per giungere a questa rivelazione è necessario avere il cuore e la mente liberi, essere in qualche modo sfaccendati.

    Le discipline asiatiche si basano sul principio saggio che il migliore modo per risolvere la vita è abbandonarsi a essa, immergersi nell’apatia, intesa alla maniera dei romani. Posizionarsi nel fluire del fiume, e adattarsi alle cose che ci capitano, traendone insegnamenti e sorridendo al nostro destino.

    L’amor fati

    Schermata 2017 10 15 alle 06.21.09 - Non ho voglia di fare niente, guida all'apatia

    L’amor fati di cui parla il grande filosofo tedesco Nietzsche è l’amore del nostro destino, delle cose che ci accadono fuori dal nostro controllo.

    Una prospettiva un po’ diversa da quella che cercano di venderci, in questo mondo in cui insegnano a tenere tutto sotto stretto controllo. E in cui appena si guasta il meccanismo bisogna subito correre da uno psicanalista.

    L’oltre-uomo ama il proprio fato. Dopo aver coraggiosamente compreso e accettato l’apparente inutilità della vita, si occupa all’accrescimento del proprio spirito ed accetta il destino al quale non può sottrarsi, desidera quindi realizzarlo compiutamente, incaricandosi apertamente e senza timore della meravigliosa tragicità della vita.

    « Lo stato più alto che un filosofo posa raggiungere è la posizione dionisiaca verso l’esistenza: la mia formula perciò è amor fati.[…] A tal fine occorre comprendere i lati finora negati dell’esistenza non solo come necessari bensì come desiderabili…per se stessi come i lati più fecondi, più potenti, più veri dell’esistenza, in cui la volontà di essi si esprime più chiaramente e guida la natura[…] Ho scoperto come un altro e più forte tipo d’uomo debba necessariamente escogitare l’innalzamento e il potenziamento dell’uomo in un’altra direzione: esseri superiori, al di là del bene e del male … la mia formula per la grandezza dell’uomo è amor fati: non volere nulla di diverso, né dietro né davanti a sé, per tutta l’eternità.»

    Il pigro, l’ozioso, non è una persona senza entusiasmo, stanca di vivere.

    Magari l’opposto. Il “Non ho voglia di fare niente” è un grido rivoluzionario di affermazione.

    Un operaio impegnato in un lavoro alienante da catena di montaggio, uno studente alle prese con un corso di studi oberante e inutile, pieno di vuote nozioni che non insegnano nulla, ecco delle persone stanche.

    Il pigro sorride alla vita, non è un depresso che si chiude nella propria stanza attendendo la morte, esce invece fuori e si gode la meraviglia dell’esistenza, con tutti gli eventi casuali che la compongono. Dice mille volte sì alla vita!

    Ma è per caso questo un discorso contro il lavoro? Un invito a non fare nulla?

    Vediamo meglio.

    L’etica protestante e lo spirito del capitalismo

    Schermata 2017 10 15 alle 06.14.43 - Non ho voglia di fare niente, guida all'apatia

    Nelle società anteriori al capitalismo, quindi molto diverse da quella attuale in cui viviamo, l’economia era intesa come la produzione di risorse da impiegare per fini non economici.

    Cosa vuol dire?

    Il contadino produceva cibo per sfamarsi, il calzolaio produceva scarpe per coprire i piedi.
    Il re attraverso il denaro consolidava il proprio potere. Oppure proteggeva e finanziava letterati e artisti affinché venisse promossa e coltivata la bellezza.

    E così via.

    Con l’avvento del capitalismo, cade questa funzione, si smette di lavorare e produrre per soddisfare un bisogno.
    Ciò che importa adesso è il profitto fine a se stesso, che il denaro venga sempre investito e si moltiplichi.

    Il capitalista vero ama il denaro per il denaro. Vive per i soldi. Non per ciò che può comprare con questi. Il capitale guida la sua vita.
    I piaceri che il denaro può acquistare non hanno più importanza rispetto all’accumulazione del denaro stesso.

    Il processo che conduce a questa rivoluzione socio-culturale parte con la riforma protestante, iniziata per motivazioni teologiche ma che involontariamente favorì questa mutazione.

    Se nel medioevo la figura del povero, del mendicante, molto spesso viandante vagabondo, era associata a colui che viveva nella grazia di Dio, perché rappresenta il Cristo, l’ultimo. Ovvero colui a cui la fortuna che gli era stata preclusa su questa terra e gli veniva riservata nell’aldilà.

    Con l’avvento della cultura calvinista la povertà diventa invece il segno della disgrazia divina. Il povero che prima veniva onorato e rispettato diventa qualcosa di cui vergognarsi, allontanare dalle città, annichilire con l’uso del potere.
    La classe borghese teme e odia la povertà e l’apatia. Rinchiude quindi poveri, ammalati e vagabondi in ospedali e manicomi.

    Il ricco diventa colui che è nelle grazie di Dio. Dato che la ricchezza e il benessere sono chiari segni della benevolenza divina. Il lavoro è visto quindi come una vocazione religiosa, perché è Dio che ci chiama ad esso.

    Fabbricare fabbricare fabbricare preferisco il rumore del mare

    Schermata 2017 10 16 alle 03.35.11 - Non ho voglia di fare niente, guida all'apatia

    La costituzione italiana dice che siamo una repubblica fondata sul lavoro, ricordi?

    E questa cosa non ti porta a pensare?

    Perché basare la costituzione di uno stato, e quindi l’esistenza dei cittadini che lo compongono, sul lavoro? Siamo forse precipitati in un gigantesco equivoco?

    Se il capitalismo garantisse la felicità, ce ne accorgeremmo. Sono ormai secoli che l’intero mondo si è specializzato in questo sistema di produzione, ti sembra che siamo circondati da persone felici e serene?

    Contemporaneamente a questa ossessione per la produzione si è sviluppata la paura di essere inefficienti, fuori posto, di NON FUNZIONARE BENE.

    E allora giù a prescrivere e consumare psicofarmaci per curare ansia, depressione e apatia, per ritornare ad essere cittadini produttivi e motivati.

    Ma queste sono sempre state considerate malattie?

    Ebbene, forse ti sembrerà strano e bizzaro sapere che non è stato sempre così.

    La depressione è il male di questo secolo, perché? Ce lo siamo mai veramente chiesti?

    L’uomo che non vede direttamente realizzate le proprie opere, che non vede il risultato di ciò che ha fatto, fatica a sentirsi realizzato e ad essere felice.

    Vive con questo senso profondo di insoddisfazione che non sa bene a cosa attruibire, e appena si rilassa per un attimo subito pensa “Non ho voglia di fare niente, c’è qualcosa che non va in me, devo tornare ad essere produttivo, perché è quello che mi hanno insegnato”. 

    Ma quante delle cose che facciamo ogni giorno ci regalano un senso di realizzazione e gioia?

    Essere seduti in un ufficio 8 ore di seguito in compagnia di altri infelici è davvero la ricetta per la felicità?

    Il problema è invece credersi felici di lavorare per gli altri, ovvero di offrire il nostro tempo, che è la cosa più preziosa che abbiamo, per produrre beni virtuali che non potremo mai toccare ed utilizzare, in cambio di denaro. Si partecipa in questo modo a quel gigantesco circolo vizioso di infelicità chiamato società moderna.

    Non ho voglia di andare a lavorare

    Gli uomini liberi nell’antichità sapevano che era necessario sforzarsi solo per soddisfare i bisogni primari di riprodursi e mangiare, tutto il resto del tempo lo dedicavano al gioco, allo studio, all’amore e alla contemplazione. E poi, osceno pensarlo per noi moderni, affidavano a degli schiavi le mansioni quotidiane di lavoro.

    L’amore per il lavoro è qualcosa di molto recente. C’è un motivo per cui gli antichi greci preferivano relegarlo agli uomini che consideravano non liberi, mentre loro potevano così nel frattempo godersi la vita.

    L’uomo contemporaneo si sente inadatto e inutile se non lavora, non importa quale sia il lavoro, quanto degradante e inutile, l’importante è lavorare.

    Non lavori? Poverino….

    Come se si parlasse ad un malato, a un appestato.

    Il lavoro 8 ore al giorno, lo studio accademico, il corso di yoga, il corso di karate, il corso di inglese, cerchiamo in qualunque modo di occupare il nostro tempo per paura di qualcosa che non sappiamo nemmeno noi cos’è.

    Ecco il fiorire di questi corsi motivazionali e di auto-aiuto per ottimizzare le nostre prestazioni, manco fossimo delle macchine. Ma abbiamo davvero bisogno di qualcuno che ci spieghi come fare ad essere più produttivi? A diventare dei robot?

    L’uomo occupato è l’uomo facilmente controllato

    Schermata 2017 10 16 alle 03.53.04 - Non ho voglia di fare niente, guida all'apatia

    Il pigro è per definizione un uomo libero.

    Perché? Perché urla senza paura “Non ho voglia di fare niente”. 

    E’ molto più facile controllare una persona occupata 8 ore al giorno, che torna a casa alla sera distrutta, stanca, con la sola forza fisica e mentale di sistemarsi davanti a un televisore e aspettare il sonno, che giungerà presto, per poi addormentarsi e ricominciare il giorno dopo da capo.

    La persona oziosa invece conosce il valore del proprio tempo, costruisce la propria vita nel rispetto di se stessa, e sa che accumulare soldi non è la più allettante delle prospettive.

    Lavora il minimo indispensabile che le occorre per vivere.

    Il resto del tempo lo trascorre con le cose che lo appassionano, con i propri amici, i propri familiari, riflettendo, ascoltando il suono del silenzio perché no. 

    Ha quindi tutto il tempo di pensare, esercitare la propria immaginazione, rendersi conto della propria condizione, e compiere scelte che davvero rispondono ai propri intimi desideri, se occorre.

    O altrimenti godersi il tiepido tepore dell’esistenza, godendo di questa dolcissima apatia.

    Perché la verità è che la maggior parte dei casi, non fare niente è la vera soluzione.

    Ci sono infatti problemi che si risolvono da soli, bisogna sapere quando occorre davvero intervenire e quando invece sono dei finti problemi che possono solo stressarci e angosciarci.

    Lo stress e l’ansia mettono il nostro cervello in una situazione di allarme, come se fossimo rincorsi tutto il tempo da un animale feroce.

    Ed è questo il momento in cui prendiamo le decisioni più sbagliate.

    La struttura di potere che ci sovrasta, qualunque nome o identità gli vogliamo dare, ci vuole ansiosi e timorosi.
    Gli ansiosi sono ottimi lavoratori. I governi e le grandi corporazioni amano il terrorismo, perché è buono per il business.

    Un mio amico che lavora nel campo della promozione di videogiochi mi ha confidato che secondo le statistiche a disposizione, le vendite di videogiochi aumentano esponenzialmente nei momenti di maggiore stress e recessione.
    Ad esempio in una nazione quando avviene un atto terroristico.

    Questo perché?

    La gente per rilassarsi ha bisogno di distrarsi. E lo sanno bene i magnati dell’industria dell’intrattenimento e della distrazione.

    Il sistema quindi cosa fa, fa di tutto per alzare in noi il livello di ansia, e poi fa in modo di farci pagare pur di usufruire di servizi o oggetti che lo riabbassino. In un vortice vizioso infinito.

    Omicidi, femminicidi, ISIS, pazzi dinamitardi, sparatorie, zingari, immigrati, strade poco sicure, uragani, eccetera eccetera… Sono questi tutti elementi che sembrano volerci suggerire “Statevi a casa, che è meglio! Mettetevi al sicuro!”

    Ci costringono a vivere come in un perpetuo stato di guerra

    Schermata 2017 10 16 alle 04.09.40 - Non ho voglia di fare niente, guida all'apatia

    Come nel libro 1984 di George Orwell, ci controllano convincendoci di essere in un perenne stato di guerra. Cambia solo il nemico.

    Una persona spaventata è una persona inerme.

    Ci viene detto che il crimine dilaga, che i malfattori sono sempre più dietro l’angolo, la verità è che il crimine negli ultimi anni è rimasto invariato.

    E’ cambiata solo la nostra percezione di esso, grazie all’insistenza ossessiva dei mass media.

    Durante la rivoluzione industriale, trecento anni fa, le persone erano condannate a lavori degradanti, però erano consapevoli di essere sfruttate per il profitto di un altro.

    Era quindi più facile ribellarsi.

    Adesso invece siamo schiavi e non lo sappiamo. Anzi, nemmeno ci interessa saperlo, perché in fondo lo desideriamo, e abbiamo il terrore di dire “Non ho voglia di fare niente, solo dormire”.

    E’ qui che la figura del pigro, dell’ozioso, e dell’apatico intervengono come figure anarchiche di resistenza e ribellione.

    L’ansia è il sacrificio della creatività a servizio della sicurezza. E’ abbandonare la propria libertà personale in cambio del senso di sicurezza che ci regala lo stato.

    Ma la sicurezza totale è un mito, non esiste.

    Guida all’apatia come cura all’ansia

    Schermata 2017 10 16 alle 03.55.07 - Non ho voglia di fare niente, guida all'apatia

    Ci assillanno con l’ossessione della vita salutare perfetta, non si deve fumare, non si deve bere, si deve fare l’amore solo in un certo modo, bisogna fare centinaia di analisi e test in continuazione.

    Questi pensieri e finti doveri entrano nella nostra testa e sono difficilissimi da tirar via.

    Il far nulla, letteralmente nulla. Può aiutarci a combattere l’ansia.

    Una strategia è semplicemente dimenticare, abbandonarsi e lasciare le cose fluire indisturbate.

    Il ricordare, rimuginare, pentirsi, ambire a cose impossibili, sono tutti nemici della nostra tranquillità d’animo.

    I giornali sono il male assoluto, evidenziano solo le brutte notizie, che sono quelle che li fanno vendere. E ci dipingono un mondo crudele e sull’orlo del disastro.

    Occorrerebbe leggere solo buoni romanzi, non per forza con contenuti mirati all’ottimismo sfrenato, la buona scrittura, i buoni pensieri, i classici, sono un toccasana per l’anima.

    Incontrare i propri amici solo per il piacere di farlo, con la mente libera e riposata.

    Fare attività fisica, però evitando le palestre di fitness al chiuso, che sono i templi del potere, con quella orribile musica assordante e schermi televisivi ovunque, preferire invece le attività all’aperto, per riprendere consapevolezza del proprio corpo.

    Non c’è niente di meglio di una bella corsa all’aria aperta per mettere la propria testa in un flow di pensiero libero ed esaltatante. Prova se non l’hai mai fatto.

    Vivere senza smania di controllo, seguendo l’insegnamento dei buddisti, che sanno bene che ogni essere vivente è prezioso e importante, ma nessuno è fondamentale. Le cose accadono fuori dal nostro controllo. Ed è meglio accettare questo e imparare a conviverci.

    Ecco quindi ricapitolate le soluzioni per concedersi all’ozio e liberarsi dall’ansia ed affermare “Non ho voglia di fare niente”:

    • Eliminare quotidiani e televisione dalla propria vita

    • Dedicarsi alle buone letture delle grandi menti del passato

    • Trascorrere del tempo con i propri amici a non far niente

    • Fare attività fisica all’aperto, per il solo piacere di usare il proprio corpo, senza ossessione estetica o vanità

    • Assumere un approccio fatalista alla vita

    Alcuni consigli per una lettura pigra

      L’ozio come stile di vita, grande libro di consigli su come condurre una vita pigra, oziosa e libera. Da un maestro inglese dell’apatia quale Tom Hodgkinson. 

     

     

     

    L’inconveniente di essere nati. Dal genio rumeno espatriato in Francia Cioran uno dei libri di aforismi più belli del secolo scorso. Indaga in modo diretto e crudo il nostro rapporto con l’esistenza. Uno dei pigri più grandi del 900, che preferì vagare in bicicletta nelle campagne francesi piuttosto che seguire il destino accademico.

     

     

    In conclusione

    Non vergognarti di sentirti apatico.

    L’apatia, fare nulla, stare in santa pace, sono queste le vere armi rivoluzionarie.

    “Com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore.” Cantava Franco Battiato.

    Aggiungiamo noi, è difficile, però è un incredibile piacere.

    L’apatia è il vaccino di questi tempi moderni frenetici e insensati.

    L’essere che non ha voglia di fare niente è l’essere massimamente umano, libero dai condizionamenti sociali.

    Impariamo a goderci il dolce far nulla, e cominciamo a guardare in noi stessi.

    E’ il primo passo fondamentale per far respirare l’umano e il divino che annidano dentro di noi.

    Vi lasciamo con una splendida poesia del grande Dino Campana, un altro modo di dire “non ho voglia di fare niente”:

    Schermata 2017 10 15 alle 06.25.29 - Non ho voglia di fare niente, guida all'apatia

    Fabbricare, fabbricare, fabbricare
    Preferisco il rumore del mare
    Che dice fabbricare fare disfare
    Fare e disfare è tutto un lavorare
    Ecco quello che so fare

  • in

    Miglior cuscino cervicale 2017 (Guida)

    miglior cuscino cervicale 2 - Miglior cuscino cervicale 2017 (Guida)

    Pensavo fosse amore ma era un cuscino cervicale!

    Voglio gridare al mondo intero il mio amore per te… mio amatissimo cuscino per la cervicale!

    Il miglior cuscino cervicale per me e per tutti i pigri mondiali che amano dormire serenamente.

    Eccovi la storia di quando mi son detto “Ora basta! Devo trovare il cuscino dei miei sogni.” Devo trovare un sollievo per il riposo di questa mia anima bella e pigra.

    Nello specifico, abbiamo personalmente testato 6 cuscini per la cervicale, dal memory foam al cuscino ad acqua ortopedico, dal termocuscino al guanciale in aloe, con l’intento di provare tutto ciò che offre il mercato.

    In tema di sonno e riposo, io non lascio nulla al caso e niente di intentato.

    miglior cuscino cervicale  - Miglior cuscino cervicale 2017 (Guida)

    Perché è di vitale importanza procurarsi un buon cuscino?

    Svegliarsi al mattino con dolori molto forti alla cervicale è una sensazione orribile. Specialmente per un pigro come me che rinuncerebbe a tutto, financo all’amore, ma giammai al riposo

    Perché un semplice dolore al collo ci fa penare tanto ?

    Un dolore continuo può davvero rendere la vita tanto insopportabile e miserabile?

    Per esperienza personale, la risposta è !

    Solitamente le persone danno la colpa al materasso o a una posizione scorretta durante il sonno. In realtà, la causa è un’altra.

    La cervicale e le terminazioni nervose

    Il collo è composto da vari muscoli, nervi, cartilagine e 7 piccoli ossicini i quali formano un tutt’uno, una singola colonna ossea, ovvero la parte cervicale della schiena.

    Per quanto piccole, queste ossa proteggono zone vitali della nostra anatomia – il sistema nervoso centrale– le quali permettono il libero movimento della testa e del collo.

    All’interno della colonna cervicale, infatti, le terminazioni nervose gestiscono il traffico di impulsi che va dal cervello al corpo e viceversa.

    Se da un lato, la schiena può sopportare diversi gradi di pressione, dolorosa e non, dall’altro il collo si caratterizza per una vulnerabilità maggiore.

    Per questo motivo, è essenziale cercare un supporto che mantenga il collo ben allineato alla testa.

    Parafrasando Totò, un pigro è una persona che sa ” che deve tenere la testa al solito posto, cioè sul collo!”

    Ed è importante scegliere il miglior cuscino per la cervicale, uno che si adatti bene al vostro collo. Dopo una serie di notti insonni, ho cominciato ad avere pensieri spiacevoli, lo stress era alle stelle e una incontrollabile irrequietezza mi impediva di cadere fra le braccia di Morfeo.

    Progressivamente, il dolore costante mi aveva costretto ad assumere una postura tipo australopiteco, il che non era proprio il massimo per la mia autostima.

    miglior cuscino cervicale2 - Miglior cuscino cervicale 2017 (Guida)

     

    Per uscirmene eretto dalla caverna del dolore alla cervicale, ho iniziato una ricerca forsennata e impervia del miglior cuscino ortopedico presente sul mercato.

     

    La guida 2018 del pigrone al miglior cuscino cervicale:

    1. Mediflow 5003 è il miglior cuscino cervicale per la sua versatilità

    La prima volta che ho dormito poggiando la testa sul cuscino Mediflow è stato come sognare di camminare sulle acque. E’ il cuscino della buonanotte.

    Quali sono i motivi che mi hanno spinto a procurarmi un Mediflow?

    Perché è la scelta del pigrone

    Prima di tutto, si tratta di un cuscino perfetto per la cervicale in quanto nella sua struttura interna troviamo dell’acqua ortopedica che plasma la forma del supporto a seconda della conformazione ossea, della postura: insomma, a seconda dei sogni del dormiente.

    Tramite un praticissimo imbuto, è possibile,  aumentare o diminuire il volume della sacca interna.

    A codesto cuscino, l’Università Johns Hopkins, uno dei centri di ricerca medica più prestigiosi degli Stati Uniti, ha dedicato uno studio approfondito e  l’ha clinicamente testato.

    In sintesi, le magnifiche caratteristiche di questo cuscino sono:

    • Correlazione positiva tra sacca ad acqua ortopedica e riduzione dei dolori mattutini alla cervicale
    • Miglioramento costante della qualità del riposo
    • Clinicamente testato per persone allergeniche
    • La morbidezza della fibra in poliestere assicura una varietà di consistenze (dura, media, morbida)

    Specificamente indicato per soggetti affetti da:

    • artrosi cervicale
    • insonnia
    • cervicalgia
    • cefalea muscolointensiva

    Ad ogni modo, per fugare ogni altro dubbio, facciamo come i giornalisti dei talk show e citiamo una statistica: oltre l’84% dei soggetti esaminati ha attribuito al cuscino ad acqua
    Mediflow un punteggio pari o superiore a 8, impiegando una scala di
    valutazione da 0 a 10 punti. In sostanza, si tratta di una valutazione positiva pressoché unanime .

    La mia storia d’amore col Mediflow è, ancora oggi, una certezza incrollabile in questa mia vita pigra e gioiosa.

    Grazie al suo prezzo competitivo e alla versalità unica, ho portato a letto il miglior cuscino cervicale e ho ritrovato il sorriso!

    2. Marcapiuma cuscino in memory foam

    Il MARCAPIUMA è, in pratica, un guanciale in memory foam o in schiuma di memory. Forse non tutti sapranno che i cuscini memory furono concepiti, per la prima volta, dai ricercatori della NASA negli gli anni 60.

    Infatti, l’obiettivo degli scienziati americani era quello di agevolare il riposo degli astronauti durante le missioni nello spazio profondo, dove, è notorio, le condizioni non sono propriamente favorevoli all’uomo.

    In altri termini, il cuscino memory foam è un supporto composto da una schiuma viscoelastica che si modella alla curvatura della spina dorsale.

    Dotato di materiali che si modificano in relazione al calore corporeo, il guanciale distribuisce le pressioni esercitate, le memorizza in maniera uniforme, per poi ritornare alla sua consistenza originaria.

    Inoltre, i Marcapiuma hanno uno stile elegante e sono di una praticità “spaziale“. In breve:

    • Fodera elasticizzata in tessuto jersey
    • 100% COTONE
    • Riduzione di stress e tensioni muscolari e cervicali

    3. Cuscino tempur symphony

    Il Cuscino Tempur Symphony ha  un design double-face ed è  stato designato per qualsiasi posizione di riposo.

    Prima di tutto, il cuscino per la cervicale ha un lato arcuato che funge da sostegno supplementare, perfetto per chi dorme supino, offrendo la tipica sensazione del guanciale tradizionale.

    In aggiunta a ciò, allevia la pressione su testa e collo bilanciando il posizionamento ortopedico e rende l’esperienza del sonno incredibilmente “sinfonica“.

    La forma di questo cuscino si sposa meravigliosamente con molti profili cervicali, soprattutto i più sensibili e delicati. Riepilogando, le sue proprietà principali:

    • Design double-face
    • Guanciale tradizionale sagomato
    • Fodera ipoallergenica, antiacaro e sanitizzata

    4. Arc4life cuscino a trazione cervicale

    Quest’ultimo prodotto per la cervicale si avvale, in sostanza, del sistema a trazione per il sostegno fisionomico del collo, distendendolo delicatamente per un rilassamento efficace dei tessuti.

    La forma cilindrica lo rende estremamente particolare e, inoltre, i suoi materiali sono studiati appositamente per tutti coloro che amano cuscini a formato extra-large.

    Malgrado la fattura eccellente, a nostro avviso  è un prodotto un po’ costoso che presenta un rapporto qualità-prezzo di gran lunga minore rispetto agli altri cuscini: ciò significa che potrebbe rivelarsi una scelta azzardata e ardita.

    L’arcatura è comoda e visivamente affascinante, ma noi pigri siamo abbastanza tradizionalisti e, si sa, l’occhio vuole la sua parte. Il fatto che il cuscino in questione non mantenga una densità piena può risultare quantomeno bizzaro.

    • Anallergenici in poliestere
    • Arcatura ergonomica
    • Ideale per soggetti dall’ alta statura

    5. Mysa Termocuscino

    Mysa termocuscino è un prodotto atipico e unico nel suo genere. Combina in modo ingegnoso tre elementi: pula di farro, ergonomicità e termoterapia.

    I principali benefici coinvolgono la funzione decontratturante della nuca, delle spalle e della zona cervicale, funzionalità a cui si aggiunge un design ricercato a prezzo modicissimo. Una chicca della nostra produzione italiana, in questo caso,  un’azienda residente in Toscana, terra del Chianti e della Maremma.

    Vediamo come funziona.

    In primis, non è un cuscino per il riposo notturno, ma si tratta di un prodotto pensato per sessioni di relax che variano dai 20 ai 50 minuti. Questo significa che il cuscino è stato progettato per chi vuole rilassare tensioni muscolari mentre guarda comodamente la TV, oppure, quando ci si concede una pausa dai compiti casalinghi.

    L’azienda toscana certifica l’utilizzo di materiali atossici, anallergici e antiacari.

    La peculiarità del cuscino risiede nella funzionalità di agopressione della cervicale la quale, tramite un’azione combinata, produce effetti positivi per lombagia, artrosi, torcicollo, indolenzimento agli arti, reumatismi, sciatica e sinusite.

    A livello medico, visto anche il prezzo, parrebbe un affare imperdibile.

    La caratteristica termica è data dalla pula di farro che permette di riscaldare, con cautela e prendendo le dovute precauzioni, il cuscino in microonde. Avete letto bene, è un cuscino che può essere infornato come una pizza.

    Oppure, è possibile raffreddare in freezer il pratico cuscino per agire come anti-infiammatorio, a mo’ di Crioterapia.

    Infatti, l’azione crioterapica mira ad alleviare ematomi, contusioni, infiammazioni e gonfiori, assicurando benefici alla circolazione sanguigna per mezzo di una maggiore irrorazione del sangue.

    Io, personalmente, ne faccio un uso smodato durante il giorno. Riepilogando le sue caratteristiche:

    • Agopressione
    • Pula di Farro
    • Termoterapia e Crioterapia

    6. Moon Light lattice cervicale

    L’ultimo prodotto che ho provato è questo cuscino per la cervicale dal nome romantico e da luna di miele: il Moon Light a schiuma di lattice.

    Vi dirò, con tutta sincerità, che il guanciale in lattice è comodo, non lo metto in dubbio.

    Ma non è certamente il miglior cuscino cervicale che si possa desiderare.
    In sostanza, non sono un fan della forma a doppia onda perché, per me, il miglior cuscino cervicale è sempre un cuscino conformato in maniera tradizionale.

    Inoltre, la schiuma di lattice è troppo morbida e, per mio gusto personale non si adatta bene al mio collo un po’ lungo e decisamente sensibile.

    I tessuti  di cui si compone sono traspiranti e assicurano una freschezza assoluta. I materiali sono ecologici e clinicamente testati. Eppure, la “Luce della Luna” non mi ha convinto. In questo caso, il prezzo modico non è sinonimo di qualità: il tessuto in aloe sfoderabile è un marchio di fabbrica accattivante, ma che non vale la candela. In ogni caso, de gustibus non disputandum est.

    Il miglior cuscino cervicale per me può benissimo non essere il miglior cuscino cervicale per qualcun’altro, e viceversa.

    Ritornando al Moon light, il colore che in foto si presenta in bianco latte/lattice, in realtà è di un beige esteticamente discutibile. E questa è solo l’ultima delle pecche del cuscino cervicale. Le caratteristiche del Moon Light sono le seguenti:

    • Tessuto in aloe
    • Lattice
    • Forma a doppia onda

    In Conclusione… Tutto è bene quel che finisce bene

    Ora che dormo finalmente bene, la mia vita non potrebbe andare meglio. Di notte sogno grandi avventure e viaggi in paesi lontani ed esotici. Ho raggiunto l’equilibrio e ristabilito la serenità del riposo.

    Se non avessi trovato un cuscino per la cervicale, sarebbe stato senz’altro un disastro per me e per i miei cari. Mi viene in mente il monito di Emil Cioran sulla pericolosità dell’insonnia.

    In un passo particolarmente denso, lo scrittore rumeno scrive: “C’è un gruppo di insonni, con una sorta di solidarietà reciproca, come fra persone che hanno la stessa malattia. Ci capiamo subito, perché conosciamo quel dramma. Il dramma dell’insonnia è che il tempo non passa […] Il tempo passa così lentamente che diventa un’agonia”

    A questo destino nefasto a cui conduce l’insonnia, noi pigri oblomovisti preferiamo, di gran lunga,  l’emozione dell’addomentarsi e del naufragare in un mare dove, vivaddio, il pensiero viene messo a tacere per godersi il suo meritatissimo riposo/letargo.

    Ci riferiamo a quel dolce letargo di cui ci parla Marcel Proust nell’incipit de Alla ricerca del tempo perduto: A lungo, mi sono coricato di bonheur. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: “Mi addormento“.

    Grazie mille, mio amato cuscino…

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